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Topic: Napoli-Milan 2-1 (26/4/1987)  (Letto 2769 volte)

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Offline pippone78

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« il: Ottobre 13, 2014, 22:15:26 pm »
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Oggi, su extravesuviana.com è uscito un mio racconto su questa partita.

il link: http://extravesuviana.com/visto-diego-segnare/

E' un po' lungo, ma secondo me è carino da leggere.

A voi.

Spoiler
Ho visto Diego segnare

“‘O ciuccio se ferma ‘ncoppa a sagliuta!”
Queste parole, miste ad imprecazioni, provenivano dalla camera da letto dei miei genitori.
“‘O Napule sempe chesto ha fatto… ‘o ciuccio corre corre… e po’ se ferma ncoppa ‘a sagliuta!”.
E’ mio padre, steso sul letto, alle prese con una delle classiche domeniche napoletane della metà degli anni ‘80: post pranzo sul letto, con la radio sintonizzata sulla partita del Napoli. Non c’è Sky, non ci sono anticipi e posticipi. Ma c’è Verona-Napoli. Sono gli ultimi minuti, ed il Napoli sta perdendo per 3-0 al Bentegodi. Considerando il risultato della domenica precedente, uno striminzito 0-0 sul campo del modesto Empoli, fanno un punto in due trasferte consecutive e nessun gol all’attivo.
Ad una manciata di chilometri da noi l’Inter ha vinto ad Avellino, bissando la vittoria casalinga col Como di sette giorni prima, e nel giro di due domeniche, ha ridotto lo svantaggio sul Napoli capolista da 5 a soli 2 punti. Il Napoli sembrava lanciato tranquillamente verso il suo primo scudetto, ma questi due passi falsi hanno messo tutto in discussione. Mancano quattro giornate alla fine, ed i tifosi più anziani come mio padre temono di rivivere un film già visto: la “corsa del ciuccio” che parte forte, si stanca, rallenta e viene superato. Un paragone indovinato quello di mio padre, non c’è che dire.
Il pensiero va immediatamente alla partita successiva, la quartultima di campionato: il calendario recita Napoli-Milan e Inter-Fiorentina. Partita impegnativa per gli azzurri, più agevole quella dell’inseguitrice considerando che i viola sono nei bassifondi della classica a lottare per la permanenza in serie A. Lo scontro col Milan diventa fondamentale, un altro passo falso significherebbe buttare al vento un campionato fino a quel momento stradominato.
All’epoca avevo nove anni ed andavo ogni tanto alla partita con mio nonno e mio zio previa autorizzazione di mia mamma, autorizzazione che veniva concessa solo per le partite giudicate “tranquille”. Ma ero vittima di una specie di maledizione: ogni volta che c’ero io, Maradona non segnava. Non andavo allo stadio? Ed ecco che Diego gonfiava la rete. La vivevo malissimo, era una sorta di sfida aperta con il destino. Il mio obiettivo più importante era quello di vedere un gol di Maradona dal vivo e poter leggere finalmente il suo nome sul tabellone luminoso, ma oramai mancavano solo due partite in casa alla fine del campionato e la paura di non riuscire a coronare questo piccolo sogno era veramente tanta.
Dopo la disfatta di Verona ci fu la sosta del campionato, quindi c’erano 15 giorni per convincere mia mamma a mandarmi alla partita casalinga con il Milan. Non era certo impresa facile, considerando che quella con i rossoneri non rientrava fra quelle “tranquille”,  sia per il blasone dell’avversario, sia perché era diventata crocevia fondamentale per la corsa allo scudetto, quindi si prevedeva il tutto esaurito. Chi conosce il San Paolo sa bene che quando si dice tutto esaurito, si parla di almeno 1 volta e mezza in più la capienza effettiva dello stadio. Il pressing di mio zio, padre di due figlie femmine che vedeva nel suo unico nipote maschio il solo a cui poter trasmettere la malattia del tifo allo stadio, fu asfissiante. E alla fine mia mamma acconsentì: “Sì, ma solo se è bel tempo”.
Il destino fu dalla mia parte, ed anche il meteo: domenica 26 aprile 1987, con circa 2 ore di anticipo rispetto all’inizio della partita, salgo gli ultimi gradini della tribuna laterale B, mano nella mano con mio nonno. Non è servito a molto anticiparci, lo stadio è praticamente già tutto pieno, ma riusciamo a trovare dei buoni posti. La curva B è alla mia sinistra, il sole è alto e caldo, tutt’intorno a noi è un continuo via vai di panini e frittate di maccheroni. I venditori di bibite vanno avanti e indietro con il loro cadenzato “chi beeeeve, chi beeeeeve”.
Naturalmente all’epoca allo stadio non si vendeva la vera Coca-cola, ma uno straordinario pezzotto che ricordava l’originale solo per il colore: la BEN COLA! La ricordo come se fosse ieri, bottiglia da 50 cl, scritta in obliquo dal basso verso l’alto, BEN in azzurro e COLA in bianco, il tutto su sfondo rosso. I riti da stadio vanno rispettati sempre, la scaramanzia ha le sue pretese ben precise e noi non ci sottraiamo di certo. Quindi puntuale mio nonno mi compra la BEN COLA per la cifra record di allora di 2000 lire, mio zio ne beve un sorso e poi esclama le solite 5 parole: “Maronna, e che cesso sta Bencola!”.
Al centro del campo, per ingannare l’attesa degli oltre 80mila presenti, ci sono ragazzini che giocano delle partitelle. Sono gli allievi di alcune scuole calcio locali, che di domenica in domenica, grazie a conoscenze e raccomandazioni, riescono ad ottenere il permesso per far esibire i propri ragazzi nel suggestivo palcoscenico del San Paolo (più di 20 anni dopo ho saputo che quello che oggi è uno dei miei più cari amici quel pomeriggio era lì che giocava sul prato del San Paolo).
Alla mia sinistra si siede un signore con un paio di baffi nerissimi e i capelli ancor più neri. Mi ricorda la figurina del portiere di riserva del Milan, Nuciari. E’ affannato, ed ha alla mano destra una vistosissima fasciatura. “Che ti sei fatto?” gli chiedo dal basso della mia innocenza. “Mi sono fatto male mentre scavalcavo”, e mi indica i punteruoli di ferro che sono in cima alle cancellate di metallo bianche che separano la Tribuna Laterale dalla Curva B. Ben altra cosa rispetto alle vetrate che ci sono oggi. Il tizio è talmente frastornato che, indicando i ragazzini al centro del campo, mi chiede “ma quanto stanno?”. Io intimidito sussurro “No, ma non è il Napoli…” e mi rifugio fra le braccia di mio nonno.
In un modo o nell’altro passano le due ore e finalmente le squadre entrano in campo. C’è il tifo delle grandi occasioni: la Curva B cala un enorme striscione raffigurante un tricolore circondato dall’azzurro che copre il 90% del settore. Il mio cuore inizia a battere forte e i miei occhi sono tutti per Diego. Il Milan è vivace e gioca bene, e impensierisce Garella in un paio di circostanze, ma i ragazzi hanno troppo da farsi perdonare e pian piano iniziano a giocare come sanno. Diego sale in cattedra e carica i compagni, mentre gli spettatori sono incollati alle radioline per seguire l’evolversi del risultato di Inter-Fiorentina.
All’improvviso, proprio sotto i miei occhi, il numero 9 azzurro scatta palla al piede. E’ Bruno Giordano, che di sinistro disegna una parabola perfetta che spiove al centro dell’area di rigore. Il portiere è indeciso nell’uscita, fa un passo in avanti, poi cambia idea e torna indietro; questo disorienta il difensore, ma non Andrea Carnevale, che stacca tutto il suo metro e 85 con un perfetto terzo tempo e con la tempia destra colpisce il pallone. La palla tocca terra e poi schizza in porta, la rete si gonfia. E’ l’apocalisse. Il boato degli 80mila sale al cielo e spazza via le nuvole, probabilmente ci sentono anche a San Siro. Gli spettatori sono in visibilio, ma fra loro c’è un bambino di 9 anni che gioisce un po’ meno degli altri. Sono io, ancora assillato dal gol di Maradona che non arriva. Ancora non lo sapevo, ma tutto sommato non dovevo aspettare ancora molto.

Il primo tempo si trascina così, con il Milan ancora frastornato e il Napoli padrone del gioco. Manca circa un minuto all’intervallo, quando sempre lui, Bruno Giordano da Trastevere, prende palla sull’ala sinistra, nella stessa posizione da cui è nato il primo gol. Ciro Ferrara si sovrappone scattando verso il fondo, ma lui con una finta taglia verso il centro e si porta la palla sul destro. E’ in quel momento che vedo Diego scattare verso l’area di rigore alle spalle di Filippo Galli. Il piede destro di Giordano accarezza il pallone, disegnando un pallonetto delizioso che taglia fuori la difesa rossonera. Il portiere prova l’uscita, ma Maradona è in vantaggio sul pallone, arriverà prima lui, lo sa lui, lo so io, lo sanno tutti. Probabilmente in quel momento ho desiderato vedere Diego piegarsi in torsione e calciare al volo di sinistro, oppure stoppare la palla, dare un’occhiata al portiere e poi infilarlo sul secondo palo. Qualsiasi cosa Diego, qualsiasi cosa ma segna, segna tu! Non posso aspettare un altro campionato, non posso passare un altro compleanno estivo senza aver visto un tuo gol dal vivo! Diego, ti prego… fa’ tu! E Diego fa.
Come suo solito sceglie la strada più difficile, e il suo genio fa retrocedere al rango di “normalità” una giocata che ha dell’incredibile, e che ancora oggi non mi capacito di aver visto dal vivo: la sua gamba sinistra si allunga, il collo del piede accarezza il pallone addomesticandolo, ma non fermandone la corsa, poi prima che questo tocchi terra lo colpisce di nuovo con un sublime e morbido palleggio, ottenendo con due tocchi in mezzo secondo tre risultati in un colpo solo. Primo, ha controllato un lancio di 20 metri proveniente dalle sue spalle; secondo, ha praticamente dribblato il portiere; terzo, si è preparato al tiro in porta. E in porta tira eccome, proprio sotto i miei occhi, da posizione defilatissima. Il tiro è chirurgico, secco, rasoterra, senza supponenza. Paolo Maldini si lancia in scivolata verso la linea di porta, ancora non lo sa, ma è destinato ad una carriera fulgida in cui di gol già fatti ne salverà in quantità industriali. Ma non stavolta, non il 26 aprile 1987 a quattro giornate dalla fine del campionato, non in questo Napoli-Milan, non quando un bambino di 9 anni sta aspettando quel momento da mesi. La gamba destra di Paolo Maldini figlio di Cesare cerca la palla, ma questa gli si infila sotto, radente al terreno, varca la linea bianca e tocca la rete. E’ 2-0. Urla di gioia, scene di panico, c’è chi piange, chi prega e chi valuta l’ipotesi del suicidio.

Ora, probabilmente ho appena assistito ad uno dei gol più belli mai segnati su un campo di calcio, ma forse ancora non me ne rendo conto, così come non mi rendo conto di quello che sta maturando in questo caldo pomeriggio primaverile: stiamo vincendo la più difficile delle quattro partite che rimangono alla fine del campionato, l’Inter sta pareggiando 0-0, e dopo questo gol lo scudetto è un po’ più vicino di prima. Ma niente, non penso a nulla di tutto ciò, la cosa fondamentale per me è aver finalmente coronato il mio piccolo e ingenuo sogno. Poi ci sarà tempo per rivedere quel capolavoro in televisione e per guardare la classifica, ora voglio solo godermi il momento: ho visto Maradona segnare dal vivo, tutto il resto può attendere.
Il secondo tempo è un lungo conto alla rovescia, il Napoli controlla il match, il Milan pensa probabilmente già alla prossima stagione. Il mio sguardo è assente, penso e ripenso al gol di Diego, il sorriso che ho sul volto mi conferisce probabilmente l’aspetto di un ubriaco incurante del mondo circostante.
Ma si sa, al destino piace rendere le cose difficili a noi napoletani, e anche quando tutto deve andare bene, un po’ di paura deve sempre farci compagnia. Ed è così che da Milano arriva la notizia che Ciocci ha appena segnato e l’Inter è in vantaggio sulla Fiorentina. Un paio di minuti dopo il numero 11 rossonero, capello brizzolato e baffi nerissimi, al secolo Pietro Paolo Virdis, fa irruzione nell’area di rigore e infila Garella, fissando il risultato sul 2-1 e riaprendo una partita virtualmente chiusa. Il gelo. Vecchi fantasmi affiorano nelle menti dei tifosi, mio nonno scuote la testa e guarda l’orologio, mio zio rivolge qualche complimento alla genitrice di Virdis e a qualche tifoso milanista seduto vicino a noi (sì, capitava anche questo, all’epoca c’era il gemellaggio fra napoletani e milanisti).
Ma tutto fila liscio fino al 90esimo. Il Napoli ha vinto, l’Inter ha vinto, i punti di distacco restano 2 e mancano tre giornate alla fine del campionato. La settimana prossima noi andiamo a Como, l’Inter va ad Ascoli. Poi fra due settimane, il 10 maggio, saremo di nuovo qui al San Paolo per la partita contro la Fiorentina, mentre i nerazzurri avranno la seconda trasferta consecutiva, a Bergamo contro l’Atalanta. Probabilmente – penso fra me e me – quella partita riuscirò a godermela di più, non più assillato dall’idea del gol di Maradona ad ogni costo.

Ancora non lo sapevo, ma avevo ragione: quella partita del 10 maggio contro la Fiorentina me la sarei goduta veramente molto.

    Offline Lucab75

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    « Risposta #1 il: Ottobre 13, 2014, 23:07:53 pm »
    Pippone, lascia che te lo dica. Questo racconto non è per niente carino da leggere. È molto carino, leggero, semplice e divertente in alcuni punti, nostalgico in altri ma di quella nostalgia che riscalda i cuori e inumidisce gli occhi. E Dio sa quanto è difficile essere semplici, divertenti e al contempo profondi quando si scrive. I miei complimenti.

      Offline pippone78

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      « Risposta #2 il: Ottobre 14, 2014, 10:35:20 am »
      Pippone, lascia che te lo dica. Questo racconto non è per niente carino da leggere. È molto carino, leggero, semplice e divertente in alcuni punti, nostalgico in altri ma di quella nostalgia che riscalda i cuori e inumidisce gli occhi. E Dio sa quanto è difficile essere semplici, divertenti e al contempo profondi quando si scrive. I miei complimenti.
      Grazie per le belle parole ;-)

        Offline Sonny Boy

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        « Risposta #3 il: Ottobre 14, 2014, 11:02:27 am »
        Quasi meglio delle immagini

          Online ABRAXAS_KMS_PANDA

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          « Risposta #4 il: Marzo 29, 2016, 09:03:57 am »
          non era quel napoli milan, ma aprire un topic dedicato mi pareva troppo. Napoli Milan : Careca!!!


            Online Alnitak

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            « Risposta #5 il: Aprile 17, 2016, 01:41:31 am »
            non era quel napoli milan, ma aprire un topic dedicato mi pareva troppo. Napoli Milan : Careca!!!



            Ricordo benissimo questa partita, ero in vacanza con tutti i miei cugini e seguivamo quelle partite come fossero gare ufficiali.

            Il giorno dopo eravamo delusi, perché il trofeo fu assegnato al Milan e lo stesso Ferlaino protestò perché, se non ricordo male, a termini di regolamento andava disputato uno spareggio tra il Napoli e il Milan.

            Era un altro calcio...basta vedere la reazione di Mario Merola. Oggi chi esulterebbe mai così per un'amichevole estiva? Quello era pallone...oggi è tutt'altro.

              Offline Luchè

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              « Risposta #6 il: Luglio 18, 2016, 11:57:07 am »
              Bellissimo racconto

              Inviato dal mio GT-I9301I utilizzando Tapatalk


                Online NikGerace

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                « Risposta #7 il: Luglio 18, 2016, 18:31:59 pm »
                me la ricordo, eraa Genova e finì 2 - 0 per il Napoli. L'altro gol lo segnò Policano, ma la curiosità è che in quella stagione il Napoli andò in vantaggio a San Siro per 2 - 0 con gol di Policano e Careca, poi nella ripresa ci fu la doppietta di Lentini e la partita finì 2 - 2 .. come ci rimasi di merda
                FERLAINO PRESIDENTE!!!!!

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                  « Risposta #8 il: Luglio 18, 2016, 22:09:02 pm »
                  Quando fece il gol in rovesciata?

                    Online NikGerace

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                    « Risposta #9 il: Luglio 19, 2016, 12:45:59 pm »
                    FERLAINO PRESIDENTE!!!!!

                    AMICO DI TUTTI, COMPAGNO DI NESSUNO

                      Offline ghor

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                      « Risposta #10 il: Dicembre 28, 2016, 18:35:30 pm »
                      Bellissimo racconto Pippone78, da lacrimoni per chi ricorda quei tempi...

                       *dawson*
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