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Topic: Il vostro ricordo di Diego  (Letto 843 volte)

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Online 'o Banc 'e Napule

  • Antonio Vojak
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« il: Novembre 25, 2020, 19:16:00 pm »
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Oggi, 25 novembre 2020, una parte di me se ne va. Dio voleva giocare a calcio ed ha chiamato Diego a sè.
Il numero 10 dei numeri 10 è andato via.
I miei primi ricordi legati al calcio sono indissolubilmente legati a Diego.
Immagino che ognuno di noi, adulto o ragazzo, che tifi Napoli abbia un ricordo, un immagine, un momento di Diego che vuole condividere.
Al dì là dei gol, dei dribbling, delle magie, il mio ricordo di Diego è indissolubilmente legato al riscaldamento di Monaco di Baviera. In quel momento ho capito cosa è per me il calcio. Ero un bambino e capì che il calcio era gioco, era gioia, era allegria. Per la prima volta, quel giorno, mi innamorai.
Il secondo ricordo è legato alla mia prima partita vista allo stadio. Napoli-Boredeaux, ottavi di coppa Uefa. Ero un bambino ed appena entrato in un San Paolo stracolmo cercavo solo ed unicamente lui, il 10, quel piccoletto riccioluto di cui tutti parlavano da quando avevo memoria.
Adios Diego tu sei stato, sei e sarai sempre IL CALCIO.
Ora ti immagino a giocare con Best e Cruyff ed a dribblare anche Dio.


    Online Monkey Ltd

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    • Giuseppe Bruscolotti
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    « Risposta #1 il: Novembre 25, 2020, 19:20:46 pm »
    A 5 anni, mio padre aveva 8 videocassette dedicate al Napoli, Diego e tutto ciò che di bello si creò in quegli anni, le vedevo in loop e mi innamoravo
    .GIF addicted  

      Online xeranto

      • Degustatore di ananassi
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      « Risposta #2 il: Novembre 25, 2020, 20:16:54 pm »
      ricordo i primi tempi quando venne, non c’erano le tv sportive come oggi e le amichevoli si vedevano o allo stadio o in sintesi oppure si ascoltavano i racconti di chi aveva visto le sintesi e su maradona si faceva a gara a superarsi, tipo era marcato da 5 giocatori ma lui non perde palla, lo buttano a terra, ma lui tira lo stesso e prende l’incrocio, mito

        Online Dieguito

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        • Degustatore di ananassi
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        « Risposta #3 il: Novembre 25, 2020, 20:37:55 pm »
        Troppi ricordi, non ce la faccio. Mi viene in mente un fatto strano. Ero in campeggio con amici romanisti che all'epoca odiavano Diego perché rosicavano, ora invece lo adorano, o dicono di adorarlo, ma tant'è. C'era la finale del mondiale messicano, guardavamo la partita al bar. Le cose si misero subito bene, ma poi ci fu la rimonta della Germania, da 2-0 a 2-2. Uno dei miei amici, che mi passava una ventina di centimetri e trenta chili, iniziò a sfottermi esultando come un crucco bastardo. Quando Maradona mise in porta Burruchaga per il definitivo 3-2, a pochi minuti dalla fine, uscii pazzo come manco un hooligan ubriaco fracico. Andai sotto al gigante, a pochi millimetri dal suo naso, urlando come un ossesso: PIGLIA IN CULO PEZZO DI MERDA BASTARDO PIGLIA IN CULOOOO.
        :look:
        Così, per dire che cazzo di corde va a toccare il calcio, alle volte. E l'amore folle per Diego.


        M


          Online SPiccizerbi

          • Degustatore di ananassi
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          « Risposta #4 il: Novembre 25, 2020, 20:50:18 pm »
          Stasera provo a rimettere in funzione il videoregistratore, sperando che funzioni...

          YouTube non è la stessa cosa

          < Mucologi opinionisti siete peggio dei giornalaisti; forumotti schizzichiologi siete peggio dei Mucologi!! > #PE2Z8

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            Online CEMTURIO983

            • Bruno Pesaola
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            « Risposta #5 il: Novembre 25, 2020, 21:14:14 pm »
            Ero piccolo ed in quel momento vivevamo a Roma.
            Era la sera della finale della Coppa UEFA.
            Il capo di mio padre, juventino, organizzo una cena di lavoro apposta per non far vedere la partita ai tifosi del Napoli che erano vari.
            Inutile soffermarmi sulle bestemmie di mio padre che si dovette registrare la partita. Io e mia mamma fummo gli incaricati.
            Rimasi sveglio fino a tardissimo (per me era tardissimo ma saranno state forse le 10:30 chissà) per aspettare mio padre e vedere la partita (su gentile concessione di mia madre).
            È il mio primo ricordo di Maradona e del Napoli.

            Ora che ci penso chissà dove starà quella videocassetta.


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              Offline Usfaticat

              • Degustatore di ananassi
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              « Risposta #6 il: Novembre 25, 2020, 21:18:14 pm »
              Non lo ricordo da giocatore purtroppo, sono dell'88, avevo 2 anni il secondo scudetto e 6 quando si è ritirato.
              Ma Diego è Diego, ho avuto il video dell'allenamento col Bayern sul telefonino per anni. Sono cresciuto col suo mito.
              Oggi è un giorno triste
              Abbasso la Rubentus

              Dormi dormi Benitez, mentre il Napoli affonda ti rilassi per Madrid, mercenario

              Abbasso Cavani il traditor

              Coppa italia 2014 - Campioni
              Supercoppa italiana 2014 - Campioni


                Offline padovazzurra

                • El Pampa Sosa
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                « Risposta #7 il: Novembre 25, 2020, 22:02:44 pm »
                I ragazzi giovani non possono ricordarselo ma allora non c’era internet e le notizie arrivavano solo dai giornali.

                Avevo quindici anni e partivo dalla provincia tutt’e le sere a mezzanotte per andare a piazza Trieste e Trento per comprare il giornale che usciva alle 2 di notte per sapere se veramente avevamo comprato il più forte giocatore al mondo...

                Con quegli stessi cugini sei anni di abbonamento allo stadio: una sola recriminazione Napoli Lazio e il patentato che volle uscire cinque minuti prima e mi persi il pallonetto e il goal da calcio d’angolo.

                Grazie Diego per tutte le emozioni che mi hai regalato da adolescente ragazzo e uomo.


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                  Online alex70

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                  « Risposta #8 il: Novembre 25, 2020, 22:04:43 pm »

                  Con quegli stessi cugini sei anni di abbonamento allo stadio: una sola recriminazione Napoli Lazio e il patentato che volle uscire cinque minuti prima e mi persi il pallonetto e il goal da calcio d’angolo.


                  Gravissimo.
                  Se esistono insindacabili motivi per rompere un'amicizia questo è uno dei più validi che abbia mai sentito.   :sisi:

                    Online alex70

                    • Edinson Cavani
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                    « Risposta #9 il: Novembre 25, 2020, 22:32:37 pm »
                    Beh...io, come sapete, sono uno di quelli che l'ha visto.
                    Si...io ho visto Maradona.

                    Dal primo momento.
                    E quindi ricordiamolo...ricordiamolo il primo momento.
                    Agosto 1984...prima sua volta al San Paolo...Napoli-Arezzo Coppa Italia.
                    75.000 persone ( almeno questi furono i biglietti ufficiali venduti, ma quella sera allo stadio c'era gente pure aggrappata ai piloni ), io quattordicenne in curva A insieme a mio fratello e mio zio.

                    Bagni non aveva ancora firmato, non si sapeva se avrebbe giocato, 10 minuti prima della partita appare la formazione sul tabellone dello stadio.
                    Questo qua per intenderci:



                    Lampeggiante il nome di Bagni.
                    BOATO !!
                    E, subito dopo, lampeggiante pure quello di Maradona.
                    Secondo BOATO !!
                    L'intera formazione scritta sul tabellone coi loro due nomi che lampeggiavano.

                    Lo stadio diventa una bolgia...immaginatelo ora, ai giorni nostri, se il Napoli giocasse contro una media di serie B, che so, tipo l'Entella.
                    Se foss'm 10.000 sarebbe un miracolo...allora non truav' post manc ngopp e scale ca purtavan int e bagni !!

                    Ventesimo del primo tempo.
                    Punizione da 25 metri.
                    Diego sistema la palla.
                    Lo stadio già ribolliva, sapevamo tutti che stavamo per assistere a qualcosa di grande.
                    E lo era.

                    Era il primo appuntamento liturgico  di una serie lunghissima durata 7 anni...era la prima punizione di Maradona al San Paolo.
                    La calciò verso la curva A, dove ero io.
                    Chi è stato allo stadio almeno una volta in vita sua sa cosa significa vedere un gol da dietro, una visuale diversa da quella televisiva...vedi la palla partire da lontano, avvicinarsi, venire verso di te.
                    Vedi la porta gonfiarsi pure lei verso di te...se la palla non venisse fermata arriverebbe pure lei fin da te.
                    BOATO !
                    Indescrivibile.
                    Sacro.
                    Liturgico.

                    Era cominciata.
                    Era cominciato tutto.
                    La leggenda, il sogno, tutto.
                    Cominciò tutto con quella punizione.
                    Dopo quel gol cominciammo a cavalcare, una città intera dietro uno gnomo alto 1,65 che dispensava magia coi suoi piedi.

                    Ma la punizione fu la cosa più importante della serata ma non la più bella.
                    La più bella se la possono ricordare solo quelli che, come me, erano presenti.
                    Non entra nei tabellini, ma nel cuore.

                    Palla in attacco per noi sulla linea di fondo.
                    Maradona la controlla con l'avversario addosso.
                    Si inventa da lì ( ripeto, linea fondo...più vicino alla bandierina del calcio d'angolo che alla porta avversaria ) una semi sforbiciata che, in modo magico e contro ogni legge fisica, colpisce la traversa con il portiere dell'Arezzo che manco capisce da dove sia sbucato il pallone.

                    La punizione era stato l'inizio della liturgia è vero, ma ne avevamo viste anche prima alla fine...solo un anno prima dalle nostre parti era passato un certo Dirceu che non è che non ci avesse fatto vedere colpi simili.
                    Ma quella sforbiciata, quel colpo magico...era un qualcosa non solo di mai visto, era un qualcosa di neanche mai immaginato !

                    Ci guardammo, non esultammo...però ricordo cosa pensai.
                    Pensai:
                    "Ma c'ha fatto ?...Ma cumm' ha fatto ?...Ma chi è chist ??? "


                    Era lui.
                    Era El Diego !!!!


                    ...

                      Offline viva o reee!

                      • Francesco Baldini
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                      « Risposta #10 il: Novembre 25, 2020, 22:59:10 pm »
                      Ho appena parlato a telefono con mio padre, arzillo 95enne che come me non vive a Napoli (ma lui ci è nato),e, sempre come me tifa da sempre per il Napoli anche se, almeno in passato, non lo seguiva più di tanto (ora invece si).
                      Ovviamente l'argomento della conversazione è stato subito la morte di D10s, e lui mi ha raccontato che il giorno che Diego arrivò a Napoli era li' al ricevimento successivo al matrimonio di un parente in uno degli alberghi più lussuosi sul lungomare dalle parti di Santa Lucia.
                      A un certo punto avvertì un trambusto sempre più forte e si accorse che molti degli invitati così come delle altre persone che erano nell'albergo ne uscivano per riversarsi sul lungomare, si informò e qualcuno gli disse che Maradona era arrivato a Napoli così che tanti correvano al San Paolo per vederlo mentre altri improvvisavano una specie di corteo all'aperto acclamando il Dio che era appena giunto....
                      Io, che ero giovane e ricordo benissimo gli anni che seguirono, non l'ho mai visto giocare dal vivo, ma quella scena, di cui mio padre non mi aveva mai parlato prima, me la rivedo così come se vi avessi assistito anche io....
                      Adios Diego sarai sempre al nostro fianco contro tutti quelli che ci vogliono male....         

                           

                        Online SPiccizerbi

                        • Degustatore di ananassi
                        • Giuseppe Bruscolotti
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                        « Risposta #11 il: Novembre 25, 2020, 22:59:51 pm »
                        Beh...io, come sapete, sono uno di quelli che l'ha visto.
                        Si...io ho visto Maradona.

                        Dal primo momento.
                        E quindi ricordiamolo...ricordiamolo il primo momento.
                        Agosto 1984...prima sua volta al San Paolo...Napoli-Arezzo Coppa Italia.
                        75.000 persone ( almeno questi furono i biglietti ufficiali venduti, ma quella sera allo stadio c'era gente pure aggrappata ai piloni ), io quattordicenne in curva A insieme a mio fratello e mio zio.

                        Bagni non aveva ancora firmato, non si sapeva se avrebbe giocato, 10 minuti prima della partita appare la formazione sul tabellone dello stadio.
                        Questo qua per intenderci:



                        Lampeggiante il nome di Bagni.
                        BOATO !!
                        E, subito dopo, lampeggiante pure quello di Maradona.
                        Secondo BOATO !!
                        L'intera formazione scritta sul tabellone coi loro due nomi che lampeggiavano.

                        Lo stadio diventa una bolgia...immaginatelo ora, ai giorni nostri, se il Napoli giocasse contro una media di serie B, che so, tipo l'Entella.
                        Se foss'm 10.000 sarebbe un miracolo...allora non truav' post manc ngopp e scale ca purtavan int e bagni !!

                        Ventesimo del primo tempo.
                        Punizione da 25 metri.
                        Diego sistema la palla.
                        Lo stadio già ribolliva, sapevamo tutti che stavamo per assistere a qualcosa di grande.
                        E lo era.

                        Era il primo appuntamento liturgico  di una serie lunghissima durata 7 anni...era la prima punizione di Maradona al San Paolo.
                        La calciò verso la curva A, dove ero io.
                        Chi è stato allo stadio almeno una volta in vita sua sa cosa significa vedere un gol da dietro, una visuale diversa da quella televisiva...vedi la palla partire da lontano, avvicinarsi, venire verso di te.
                        Vedi la porta gonfiarsi pure lei verso di te...se la palla non venisse fermata arriverebbe pure lei fin da te.
                        BOATO !
                        Indescrivibile.
                        Sacro.
                        Liturgico.

                        Era cominciata.
                        Era cominciato tutto.
                        La leggenda, il sogno, tutto.
                        Cominciò tutto con quella punizione.
                        Dopo quel gol cominciammo a cavalcare, una città intera dietro uno gnomo alto 1,65 che dispensava magia coi suoi piedi.

                        Ma la punizione fu la cosa più importante della serata ma non la più bella.
                        La più bella se la possono ricordare solo quelli che, come me, erano presenti.
                        Non entra nei tabellini, ma nel cuore.

                        Palla in attacco per noi sulla linea di fondo.
                        Maradona la controlla con l'avversario addosso.
                        Si inventa da lì ( ripeto, linea fondo...più vicino alla bandierina del calcio d'angolo che alla porta avversaria ) una semi sforbiciata che, in modo magico e contro ogni legge fisica, colpisce la traversa con il portiere dell'Arezzo che manco capisce da dove sia sbucato il pallone.

                        La punizione era stato l'inizio della liturgia è vero, ma ne avevamo viste anche prima alla fine...solo un anno prima dalle nostre parti era passato un certo Dirceu che non è che non ci avesse fatto vedere colpi simili.
                        Ma quella sforbiciata, quel colpo magico...era un qualcosa non solo di mai visto, era un qualcosa di neanche mai immaginato !

                        Ci guardammo, non esultammo...però ricordo cosa pensai.
                        Pensai:
                        "Ma c'ha fatto ?...Ma cumm' ha fatto ?...Ma chi è chist ??? "


                        Era lui.
                        Era El Diego !!!!


                        ...


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                          « Risposta #12 il: Novembre 25, 2020, 23:00:49 pm »
                          Beh...io, come sapete, sono uno di quelli che l'ha visto.
                          Si...io ho visto Maradona.

                          Dal primo momento.
                          E quindi ricordiamolo...ricordiamolo il primo momento.
                          Agosto 1984...prima sua volta al San Paolo...Napoli-Arezzo Coppa Italia.
                          75.000 persone ( almeno questi furono i biglietti ufficiali venduti, ma quella sera allo stadio c'era gente pure aggrappata ai piloni ), io quattordicenne in curva A insieme a mio fratello e mio zio.

                          Bagni non aveva ancora firmato, non si sapeva se avrebbe giocato, 10 minuti prima della partita appare la formazione sul tabellone dello stadio.
                          Questo qua per intenderci:



                          Lampeggiante il nome di Bagni.
                          BOATO !!
                          E, subito dopo, lampeggiante pure quello di Maradona.
                          Secondo BOATO !!
                          L'intera formazione scritta sul tabellone coi loro due nomi che lampeggiavano.

                          Lo stadio diventa una bolgia...immaginatelo ora, ai giorni nostri, se il Napoli giocasse contro una media di serie B, che so, tipo l'Entella.
                          Se foss'm 10.000 sarebbe un miracolo...allora non truav' post manc ngopp e scale ca purtavan int e bagni !!

                          Ventesimo del primo tempo.
                          Punizione da 25 metri.
                          Diego sistema la palla.
                          Lo stadio già ribolliva, sapevamo tutti che stavamo per assistere a qualcosa di grande.
                          E lo era.

                          Era il primo appuntamento liturgico  di una serie lunghissima durata 7 anni...era la prima punizione di Maradona al San Paolo.
                          La calciò verso la curva A, dove ero io.
                          Chi è stato allo stadio almeno una volta in vita sua sa cosa significa vedere un gol da dietro, una visuale diversa da quella televisiva...vedi la palla partire da lontano, avvicinarsi, venire verso di te.
                          Vedi la porta gonfiarsi pure lei verso di te...se la palla non venisse fermata arriverebbe pure lei fin da te.
                          BOATO !
                          Indescrivibile.
                          Sacro.
                          Liturgico.

                          Era cominciata.
                          Era cominciato tutto.
                          La leggenda, il sogno, tutto.
                          Cominciò tutto con quella punizione.
                          Dopo quel gol cominciammo a cavalcare, una città intera dietro uno gnomo alto 1,65 che dispensava magia coi suoi piedi.

                          Ma la punizione fu la cosa più importante della serata ma non la più bella.
                          La più bella se la possono ricordare solo quelli che, come me, erano presenti.
                          Non entra nei tabellini, ma nel cuore.

                          Palla in attacco per noi sulla linea di fondo.
                          Maradona la controlla con l'avversario addosso.
                          Si inventa da lì ( ripeto, linea fondo...più vicino alla bandierina del calcio d'angolo che alla porta avversaria ) una semi sforbiciata che, in modo magico e contro ogni legge fisica, colpisce la traversa con il portiere dell'Arezzo che manco capisce da dove sia sbucato il pallone.

                          La punizione era stato l'inizio della liturgia è vero, ma ne avevamo viste anche prima alla fine...solo un anno prima dalle nostre parti era passato un certo Dirceu che non è che non ci avesse fatto vedere colpi simili.
                          Ma quella sforbiciata, quel colpo magico...era un qualcosa non solo di mai visto, era un qualcosa di neanche mai immaginato !

                          Ci guardammo, non esultammo...però ricordo cosa pensai.
                          Pensai:
                          "Ma c'ha fatto ?...Ma cumm' ha fatto ?...Ma chi è chist ??? "


                          Era lui.
                          Era El Diego !!!!


                          ...
                          Bellissimo.

                            Online 'o Banc 'e Napule

                            • Antonio Vojak
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                            « Risposta #13 il: Novembre 26, 2020, 08:19:09 am »
                            Credo sia molto bello condividere con voi il ricordo di Gianni Minà.

                            A DIEGO

                            Con Maradona il mio rapporto è stato sempre molto franco.
                            Io rispettavo il campione, il genio del pallone, ma anche l’uomo, sul quale sapevo di non avere alcun diritto, solo perché lui era
                            un personaggio pubblico e io un giornalista.
                            Per questo credo lui abbia sempre rispettato anche i miei diritti e la mia esigenza, a volte, di proporgli domande scabrose.
                            So che la comunicazione moderna spesso crede di poter disporre di un campione, di un artista soltanto perché la sua fama lo obbligherebbe a dire sempre di sì alle presunte esigenze
                            giornalistiche e commerciali dell’industria dei media.
                            Maradona, che ha spesso rifiutato questa logica ambigua, è stato tante volte criminalizzato.
                            Una sorte che non è toccata invece, per esempio, a Platini, che come Diego ha detto sempre no a questa arroganza del giornalismo moderno, ma ha avuto l’accortezza di non farlo brutalmente, muro contro muro, bensì annunciando, magari con un sorriso sarcastico, al cronista prepotente o pettegolo “dopo quello che hai scritto oggi, sei squalificato per sei mesi. Torna da me al compimento di questo tempo.”
                            Era sicuro, l’ironico francese, che non solo il suo interlocutore assalito dall’imbarazzo non avrebbe replicato, ma che la Juventus lo avrebbe protetto da qualunque successiva polemica.
                            A Maradona questa tutela a Napoli non è stata concessa, anzi, per tentare di non pagargli gli ultimi due anni di contratto, malgrado le tante vittorie che aveva regalato in pochi anni agli azzurri, nel
                            1991 gli fu preparata una bella trappola nelle operazioni antidoping successive a una partita con il Bari, in modo che fosse costretto ad andarsene dall’ Italia rapidamente.
                            Eppure nessuno, né il presidente Ferlaino, né i suoi compagni (che per questo ancora adesso lo adorano) né i giornalisti,
                            né il pubblico di Napoli, hanno mai avuto motivo di dubitare della lealtà di Diego.
                            Io, in questo breve ricordo, a conferma di questa affermazione, voglio segnalare un semplice episodio riguardante il nostro rapporto di reciproco rispetto.
                            Per i Mondiali del ’90, con l’aiuto del direttore di Rai Uno Carlo Fuscagni, mi ero ritagliato uno spazio la notte, dopo l’ultimo telegiornale, dove proponevo ritratti o testimonianze dell’evento
                            in corso, al di fuori delle solite banalità tecniche o tattiche. Questa piccola trasmissione intitolata “Zona Cesarini”, aveva suscitato però il fastidio dei giovani cronisti d’assalto (diciamo così…) che
                            occupavano, in quella stagione, senza smalto, tutto lo spazio possibile ad ogni ora del giorno e della notte. La circostanza non era sfuggita a Maradona ed era stata sufficiente per avere tutta la sua simpatia e collaborazione.
                            Così, nel pomeriggio prima della semifinale Argentina-Italia, allo stadio di Fuorigrotta di Napoli, davanti a un pubblico diviso fra l’amore per la nostra nazionale e la passione per lui, Diego,
                            mi promise per telefono: “Comunque vada verrò al tuo microfono a darti il mio commento. E tengo a precisare, solo al tuo microfono.”
                            La partita andò come tutti sanno. Gol di Schillaci e pareggio di Caniggia per un’uscita un po’ avventata di Zenga.
                            Poi supplementari e calci di rigore con l’ultimo, quello fondamentale, messo a segno proprio da quello che i napoletani chiamavano ormai “Isso”, cioè Lui, il Dio del pallone.
                            L’atmosfera rifletteva un grande disagio. Maradona, per la seconda volta in quattro anni, aveva riportato un’Argentina peggiore di quella del Messico, alla finale di un Mondiale che la Germania, qualche giorno dopo, gli avrebbe sottratto per un rigore regalato dall’arbitro messicano Codesal, genero del vicepresidente della Fifa Guillermo Cañedo, sodale di Havelange, il presidente brasiliano del massimo ente calcistico, che non avrebbe sopportato due vittorie di seguito dell’Argentina, durante l’ultima parte della sua gestione.
                            C’erano tutte le possibilità, quindi, che Maradona disertasse l’appuntamento. E invece non avevo fatto a tempo a scendere negli spogliatoi, che dall’enorme porta che divideva gli stanzoni
                            delle docce dalle salette delle tv, comparve, in tenuta da gioco, sporco di fango e erba, Diego, che chiedeva di me, dribblando perfino i colleghi argentini. C’era, è vero, nel suo sguardo,
                            un’espressione un po’ ironica di sfida e di rivalsa verso un ambiente che in quel Mondiale, non gli aveva perdonato nulla, ma c’era anche il suo culto per la lealtà che, per esempio, lo aveva fatto
                            espellere dal campo solo un paio di volte in quasi vent’anni di calcio.
                            Cominciammo l’intervista, la più ambita al mondo in quel momento, da qualunque network.
                            Era un programma registrato che doveva andare in onda mezz’ora dopo, perché più di trent’anni di Rai non mi avevano fatto “meritare” l’onore della diretta, concessa invece al cicaleggio più inutile.
                            Ma a metà del lavoro eravamo stati interrotti brutalmente non tanto da Galeazzi (al quale per l’incombente tg Diego concesse un paio di battute) ma da alcuni di quei cronisti d’assalto che già
                            giudicavano la Rai cosa propria e che pur avendo una postazione vicina ai pullman delle squadre, volevano accaparrarsi anche quella dove io stavo intervistando Maradona. El Pibe de Oro fu
                            tranciante: “Sono qui per parlare con Minà. Sono d’accordo con lui da ieri. Se avete bisogno di me prendete contatto con l’ufficio stampa della Nazionale argentina. Se ci sarà tempo vi accorderemo qualche minuto.” Aspettò in piedi, vicino a me, che terminasse l’intervista con un impavido dirigente del calcio italiano, disposto a parlare in quella serata di desolazione, poi si risedette, battemmo un nuovo ciak e terminammo il nostro dialogo interrotto. Quella testimonianza speciale, di circa venti minuti, fu richiesta anche dai colleghi argentini, e andò in onda (riannodate le due parti) dopo il telegiornale della notte.
                            Fu un’intervista unica e giornalisticamente irripetibile, solo per l’abitudine di Diego Maradona a mantenere le parole date.
                            Lo stesso aveva fatto per i Mondiali americani del ’94 quando aveva accettato per due volte di ritornare all’attività agonistica in nazionale prima per assicurare la partecipazione alla querida
                            Argentina nel match di spareggio contro l’Australia e poi giocando tre partite all’inizio dei Mondiali stessi, prima che lo fermassero. Eppure, val la pena ricordarlo, nel momento in cui, con un’accusa
                            ridicola era stato sospeso per doping dopo le prime due partite.
                            La Federazione del suo amato paese non aveva mandato nemmeno un avvocato a respingere legalmente l’imputazione che non stava in piedi: “Hanno preferito trafiggere con un coltello il cuore di un bambino” aveva commentato Fernando Signorini, il suo allenatore e consigliere, quando la mattina dopo ci eravamo incontrati.
                            L’intervista da un motel dove aveva soggiornato con i parenti l’avevo ottenuta io. I giapponesi l’avevano mandata in diretta e i francesi in differita, un po’ di ore dopo, non credendola
                            possibile.
                            Così, insomma, questo modo di comportarsi da grande e da piccino lo ha portato a superare ogni avversità e pericoli – anche quelli che sembravano impossibili – della sua esistenza.
                            Dalla polvere di Villa Fiorito, nella provincia di Buenos Aires, dove è cominciata la sua avventura di più grande calciatore mai nato alla militanza politica nei partiti progressisti latinoamericani per i quali
                            ha dato molte volte la propria faccia.
                            Nessun calciatore è mai arrivato a tanto.
                            Diego, per una ironia del destino, se n’è andato da questo mondo lo stesso giorno di un altro gigante, Fidel Castro.
                            Alla fine li rimpiangeremo, come succede a chi ha lasciato una traccia indelebile nel gioco del calcio e della vita.
                            E ora silenzio.
                            Il suo prezzo al mondo del pallone lo ha pagato da tempo.

                               

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