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Topic: Storie di Olimpiadi  (Letto 2904 volte)

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Offline Sonny Boy

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« il: Marzo 18, 2012, 09:11:44 am »
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Apro questo topic in vista delle olimpiadi di londra per permettere di condividere  imprese olimpiche più o meno conosciute



Dorando Petri, all'anagrafe Pietri (Correggio, 16 ottobre 1885 – Sanremo,7 febbraio 1942) fu un panettiere di Carpi, divenuto famoso per il suo dramma sportivo, prima personale poi collettivo, che lo rese famoso in tutto il mondo. L'episodio a cui ci riferiamo è la mancata vittoria di Dorando Pietri nella maratona delle Olimpiadi di Londra del 1908. Sin da ragazzo ebbe la passione per lo sport, tanto da praticare il ciclismo (cosa consueta in quelle zone) e la corsa. Furono proprio le sue consegne da panettiere i suoi primi e veri allenamenti.

Durante una gara a Carpi, provò a star dietro ad uno dei podisti più famosi dell'epoca e riuscì a tenergli il passo fino al traguardo. Da allora iniziò a partecipare e vincere numerose gare nazionali ed internazionali. Quello che colpiva molto era il distacco enorme che dava agli avversari nonostante il suo fisico esile ed apparentemente debilitato. Nel 1908 la squadra italiana fu costretta a portare Petri alle olimpiadi di Londra, poichè abbattè il record italiano della Maratona. Fu così che il 24 Luglio 1908 partì la Maratona di Londra. Dorando Petri arrivò per primo nello stadio Olimpico ma iniziò il giro dell'anello nel verso sbagliato. I commissari gli fecero riprendere la giusta direzione, ma Dorando Petri era esausto e iniziò a cadere più volte. I commissari incitati dal pubblico aiutarono Petri a rialzarsi e così tagliò il traguardo con diversi minuti di vantaggio sul secondo.

L'intero stadio fece una standing ovation al panettiere di Carpi ma proprio in quegli istanti iniziò il dramma. La squadra americana di Hayes, arrivato secondo, presentò ricorso e vinse. Agli occhi di tutti, regina compresa, parve una ingiustizia immane. Per questo motivo la regina stessa pensò di donare una coppa d'oro all'italiano, e così fu. Fu un dramma anche per tutti gli italiani immigrati e non che in Dorando Petri vedevano l'eroe venuto dal nulla, come molti di loro, che batteva i giganti dello sport mondiale. Fu la stessa stampa inglese ed internazionale ad offrire una sorta di rivincita all'italiano. Il 25 novembre 1908, al Madison Square Garden di New York, andò in scena la rivincita tra Pietri e Hayes, con 20.000 spettatori ed altrettanti rimasti fuori: Pietri riuscì a vince restaccando Hayes negli ultimi 500 metri. L'americano pretese una rivincita disputata l'anno successivo e vinta nuovamente dall'Italiano. Chiuse la sua carriera nella Maratona di Buenos Aires nel 1910. Utilizzò il denaro guadagnato con le corse per fare degli investimenti, morì alla sola età di 56 anni a Sanremo per un infarto.



    Offline demian88

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    « Risposta #1 il: Aprile 04, 2012, 22:24:06 pm »
    Nedo Nadi, i cinque ori alle Olimpiadi di Anversa

    Il livornese Nedo Nadi vinse il primo oro olimpico nel 1912 a Stoccolma, nella gara di fioretto, all'età di 19 anni. La guerra mondiale lo costrinse ad aspettare 8 anni prima di riaffrontare le gare olimpiche, fino all'edizione di Anversa del 1920. Il talento innato insieme ai durissimi allenamenti a cui veniva sottoposto dal padre-allenatore Beppe lo portarono all'olimpiade con una preparazione inarrivabile per gli altri concorrenti. Ad Anversa Nadi potè rivestire di fatto un ruolo da capitano-giocatore, potendo stabilire egli stesso i partecipanti alle diverse gare: iscrisse se stesso a tutte e sei la competizioni in programma. Immediatamente arrivò l'en plein nelle gare a squadre, l'Italia vinse l'oro in spada, sciabola e fioretto.
    Messi in archivio i primi 3 ori Nedo vinse imbattuto il torneo di fioretto. Sfinito e febbricitante rinunciò al torneo di spada. La pausa diede i frutti sperati, tant'è che dominò la finale della sciabola surclassando il fratello Aldo per 33 stoccate a 4.
    La sue imprese ebbero tanto risalto che Re Alberto del belgio volle consegnargli personalmente le ultime medaglie.
    Cinque medaglie d'oro in una sola edizione dei giochi sono un bottino difficilmente eguagliabile. Nedo Nadi e Paavo Nurmi furono i protagonisti indiscussi dell'Olimpiade di Anversa.




      ziofrank1974

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      « Risposta #2 il: Aprile 04, 2012, 22:41:22 pm »
      Lo Zambia vincente ma tragicamente sfortunato......

      Questa squadra peri' in un tragico incidente aereo nel 1993......ma ciò che fecero i fratelli Johnson e Kalusha Bwalya quel giorno del lontano 1988, e' entrato a ragione nella storia di questo sport. Visto che rifilarono un rotondo e meritatissimo 4-0 alla presuntuosa nazionale italiana, allenata da Francesco Rocca.

      Zambia forever...... :clapclap:

        Offline demian88

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        « Risposta #3 il: Aprile 11, 2012, 20:03:53 pm »
        Jesse Owens

        James Cleveland Owens detto Jesse (Oakville, 12 settembre 1913 – Tucson, 31 marzo 1980) è stato un atleta statunitense, noto per la sua partecipazione alle Olimpiadi del 1936, svoltesi a Berlino, dove vinse quattro medaglie d'oro e fu la stella dei Giochi.








          Offline Sonny Boy

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          « Risposta #4 il: Aprile 11, 2012, 20:07:23 pm »
          The original Dream Team

          Ci sono squadre che lasciano un segno nella storia. Formazioni che per il gioco che esprimoni e le vittorie che ottengono generano nella mente ricordi meravigliosi e assolutamente indelebili. La formazione che nel 1992 gli USA inviarono a Barcellona per disputare le Olimpiadi è il prototipo di questo tipo di team. La formazione più forte mai esistita in uno sport di squadra. Il Dream Team.

          LA NASCITA

          Dopo la disfatta delle Olimpiadi di Seul del 1988 (nella quale il team USA arrivò terzo non raggiungendo la finale per la prima volta nella propria storia) e dei Mondiali del 1990 (altro bronzo), la USA Basketball decide di inviare alle Olimpiadi di Barcellona del 1992 una formazione composta da 11 professionisti della NBA ed un solo giocatore proveniente dal mondo del college basketball. La scelta degli 11 porta alla composizione di una squadra stellare: * Charles Barkley, dei Phoenix Suns * Larry Bird, dei Boston Celtics * Clyde Drexler, dei Portland Trail Blazers * Patrick Ewing, dei New York Knicks * Magic Johnson, dei Los Angeles Lakers * Michael Jordan, dei Chicago Bulls * Christian Laettner, dalla Duke University * Karl Malone, degli Utah Jazz * Chris Mullin, dei Golden State Warriors * Scottie Pippen, dei Chicago Bulls * David Robinson, dei San Antonio Spurs * John Stockton, degli Utah Jazz Per il giocatore di college la scelta ricade su Christian Laettner di Duke, neo-vincitore del titolo NCAA, preferito a Shaquille O’Neal. Per dare un’idea, anche solo parziale, della forza e del talento di questa formazione, basti pensare che 10 degli 12 giocatori della squadra sono stati eletti nella Hall of Fame del basket mondiale, di questi, tre possono essere considerati tra i primi 6-7 migliori della storia del gioco (Jordan, Bird e Johnson) ed uno (Malone) è il secondo miglior marcatore della storia NBA.

          I CAPITANI

          I capitani della squadra sono Larry Bird e Magic Johnson, due giocatori per i quali l’Olimpiade assume un significato speciale. Per Bird si tratta dell’ultima apparizione da giocatore; il leggendario 33 dei Celtics intende infatti ritirarsi dal basket giocato al termine della manifestazione. Per Magic invece si tratta del ritorno al gioco ad un anno dal suo ritiro causato dall’aver contratto il virus dell’AIDS. A guidare la spedizione dalla panchina, Chuck Daly, coach dei Bad Boys dei Pistons (hall of famer), coadiuvato da Lenny Wilkens (hall of famer), Mike Krzyzewski (hall of famer) e P.J. Carlesimo. Nasce così il Dream Team.

          IL TORNEO DI QUALIFICAZIONE

          Prima di arrivare a Barcellona, bisogna qualificarsi. Per il Dream Team, vista la straordinaria superiorità tecnica e fisica, il torneo di qualificazione alle Olimpiadi assume la forma di una tournèe d’esibizione. Gli scarti coi quali gli USA si sbarazzano degli avversarii assumono proporzioni spesso comiche. Ecco i risultati delle partite del torneo di qualificazione: * USA 136 – Cuba 57 * USA 105 – Canada 61 * USA 112 – Panama 52 * USA 128 – Argentina 87 * USA 119 – Porto Rico 81 * USA 127 – Venezuela 80 Battendo di 47 il Venezuela nell’ultimo match del torneo, gli USA si guadagnano il diritto di Partecipare alle Olimpiadi di Barcellona.

          IL DELIRIO DEI FANS

          La squadra statunitense sbarca in Spagna pronta ad andarsi a riprendere il primato mondiale nel basket perso a Seul. La medaglia d’oro della formazione USA è data già per certa. Il Dream Team è l’attrazione principale delle Olimpiadi. Prevedendo l’assedio dei media, USA Basketball decide di fare alloggiare la squadra in albergo, piuttosto che all’interno del villaggio olimpico. Questa scelta scatena i fans che si riversano a centinaia sotto l’albergo della squadra stazionando lì giorno e notte: tutti vogliono vedere i propri beniamini, rubare uno scatto fotografico dei campioni della NBA, assistere alle loro partite. E si da il caso che tra questi fans spesso ci siano gli stessi avversari dei giocatori a stelle e strisce che approfittano delle partite contro il Dream Team per scattare foto ricordo. Una situazione assolutamente incredibile ed irripetibile.

          LA PASSEGGIATA OLIMPICA

          La corsa del Dream Team alle Olimpiadi è identica a quella del torneo di qualificazione, tanto da assomigliare più ad una passeggiata; una passeggiata che si trasforma in marcia trionfale verso l’oro dopo il +51 inflitto in semifinale alla Lituania di Sabonis e Marciulionis. La finale con la Croazia di Petrovic, Kukoc, Radja e Komazec è una semplice formalità. Qui di seguito trovate tutti i risultati della formazione USA all’Olimpiade di Barcellona: * USA 116 Angola 48 * USA 103 Croazia 70 * USA 111 Germania 68 * USA 127 Brasile 83 * USA 122 Spagna 81 * USA 115 Porto Rico 77 * USA 127 Lituania 76 * USA 117 Croazia 85 Ed è così che la formazione più forte di sempre annichilisce tutti gli avversari, mettendo in mostra un basket che da sport si trasforma in puro spettacolo; uno spettacolo più unico che raro, giocato da una squadra troppo bella per essere vera, dalla squadra dei sogni, il Dream Team.

          UN ASSAGGIO DI DREAM TEAM

            Offline demian88

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            « Risposta #5 il: Aprile 13, 2012, 18:09:28 pm »
            Emil Zatopek

            Emil Zátopek (Kopřivnice, 19 settembre 1922 – Praga, 22 novembre 2000) fu il primo atleta ad infrangere la barriera dei 29 minuti sui 10.000 metri (nel 1954). Tre anni prima, nel 1951, era sceso sotto l'ora nei 20 km di corsa.
            Nato nel 1922, si presentò al mondo dell'atletica internazionale alle Olimpiadi di Londra 1948, dove vinse i 10.000 m (alla sua seconda gara su quella distanza) e arrivò secondo dietro al belga Gaston Reiff nei 5.000 m.
            L'anno seguente, Zátopek infranse il record mondiale dei 10.000 m due volte, migliorandolo in altre tre occasioni nei quattro anni seguenti. Ottenne il record del mondo anche nei 5.000 m (1954), nei 20 km (due volte nel 1951), nell'ora di corsa (due volte nel 1951), nei 25 km (1952 e 1955) e nei 30 km (1952).
            La sua fama è legata principalmente alla straordinaria impresa realizzata alle Olimpiadi del 1952 di Helsinki, durante le quali vinse tre medaglie d'oro nell'atletica leggera. Dopo aver primeggiato nei 5.000 e nei 10.000 m, conquistò la terza medaglia nella maratona, gara in cui decise di competere all'ultimo minuto e che disputava per la prima volta in carriera. In ognuna di queste gare stabilì anche il record olimpico.
            Vinse i 5.000 m e i 10.000 m ai Campionati europei del 1950 e i 10.000 m nell'edizione successiva. Due settimane prima delle Olimpiadi estive del 1956, Zátopek venne operato all'ernia, ciononostante finì sesto nella maratona olimpica. Zátopek si ritirò dall'atletica nella stagione seguente.
            Zátopek era noto per ansimare pesantemente mentre correva, e questa caratteristica divenne il suo marchio di fabbrica. Come conseguenza venne soprannominato la locomotiva umana.
            Considerato un eroe nel paese d'origine, Zátopek fu una figura influente del Partito Comunista. Comunque, appoggiò l'ala democratica del partito, e dopo la Primavera di Praga, venne rimosso da tutti gli incarichi importanti e costretto a lavorare in una miniera di uranio come punizione. Emil Zátopek morì a Praga, dopo una lunga malattia, all'età di settantotto anni.




              Offline demian88

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              « Risposta #6 il: Aprile 15, 2012, 12:21:40 pm »
              Alcune belle pagine delle Olimpiadi di Roma-1960






















                Offline demian88

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                « Risposta #7 il: Maggio 01, 2012, 17:26:04 pm »
                Immagini dalle Olimpiadi di Mexico City-1968










                  Offline JoeFalchetto715

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                  « Risposta #8 il: Novembre 07, 2012, 17:18:43 pm »

                  Tommie Smith e John Carlos
                  Messico 1968

                  Durante la cerimonia di premiazione, Smith e Carlos diedero vita a quella che probabilmente è ricordata come la più famosa protesta della storia dei Giochi olimpici: salirono sul podio scalzi e ascoltarono il loro inno nazionale chinando il capo e sollevando un pugno con un guanto nero, a sostegno del movimento denominato Olympic Project for Human Rights (Progetto olimpico per i diritti umani).

                  Il gesto destò grande scalpore. Molti, a cominciare da Avery Brundage, a quei tempi presidente del CIO, lo considerarono fuori luogo ritenendo che la politica dovesse rimanere estranea ai Giochi olimpici. Molti lo deprecarono, ritenendo che avrebbe messo in cattiva luce l'intera rappresentativa statunitense e recato danno alla nazione americana. Altri, invece, espressero solidarietà ai due atleti, encomiando il loro coraggio.

                  Per decisione dello stesso Brundage, Smith e Carlos furono sospesi dalla squadra statunitense con effetto immediato ed espulsi dal Villaggio olimpico. Tornati in patria, i due atleti subirono altre ritorsioni, fino a ricevere addirittura minacce di morte.


                  Spoiler


                  edit: Sorry, ho visto ora i video di demian88, scusate!
                  «Solo tre persone sono riuscite a zittire il Maracanã:Frank Sinatra,il Papa e io»
                  (Alcides Ghiggia)

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                    « Risposta #9 il: Novembre 07, 2012, 17:21:42 pm »
                    A proposito di imprese ricordo questa che é davvero una cosa che sa dell'incredibile :sisi:




                    buona visione! :)

                    Inviato dal mio dispositivo mobile




                    magnatv 'o limon


                    VOGLIO MONTELLA!!!

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                      « Risposta #10 il: Novembre 07, 2012, 17:22:28 pm »

                      Tommie Smith e John Carlos
                      Messico 1968

                      Durante la cerimonia di premiazione, Smith e Carlos diedero vita a quella che probabilmente è ricordata come la più famosa protesta della storia dei Giochi olimpici: salirono sul podio scalzi e ascoltarono il loro inno nazionale chinando il capo e sollevando un pugno con un guanto nero, a sostegno del movimento denominato Olympic Project for Human Rights (Progetto olimpico per i diritti umani).

                      Il gesto destò grande scalpore. Molti, a cominciare da Avery Brundage, a quei tempi presidente del CIO, lo considerarono fuori luogo ritenendo che la politica dovesse rimanere estranea ai Giochi olimpici. Molti lo deprecarono, ritenendo che avrebbe messo in cattiva luce l'intera rappresentativa statunitense e recato danno alla nazione americana. Altri, invece, espressero solidarietà ai due atleti, encomiando il loro coraggio.

                      Per decisione dello stesso Brundage, Smith e Carlos furono sospesi dalla squadra statunitense con effetto immediato ed espulsi dal Villaggio olimpico. Tornati in patria, i due atleti subirono altre ritorsioni, fino a ricevere addirittura minacce di morte.


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                      edit: Sorry, ho visto ora i video di demian88, scusate!

                      anche il terzo atleta espresse solidarietà
                      Inviato da una cripta. :schiatty:

                        Offline JoeFalchetto715

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                        « Risposta #11 il: Novembre 07, 2012, 17:31:54 pm »
                        anche il terzo atleta espresse solidarietà
                        Non tutti sanno che Norman espresse la sua solidarietà alla causa dei due atleti afro-americani indossando, durante la cerimonia, lo stemma dell'Olympic Project for Human Rights. Anzi, avendo Carlos smarrito il proprio paio di guanti neri (l'idea originale era che i due atleti avrebbero sollevato entrambi i pugni guantati di nero), pare che sia stato lo stesso Norman a suggerire loro di dividersi l'unico paio disponibile, indossando un guanto ciascuno: nella fotografia divenuta celebre, Smith indossa il guanto destro e Carlos il sinistro.

                        Terminata l'attività agonistica, Norman si è impegnato nel campo dei diritti civili ma non ha abbandonato il mondo dell'atletica. Venne violentemente condannato dai media australiani per quanto fatto durante la cerimonia di premiazione a Mexico e continuamente boicottato dai responsabili sportivi australiani. Qualificatosi per 100 e 200 per i Giochi olimpici di Monaco del 1972, ne venne escluso. L'Australia non inviò nemmeno uno sprinter a questa edizione dei Giochi. Peter Norman non venne poi coinvolto nell'organizzazione dei Giochi Olimpici di Sydney del 2000 e neppure invitato a presenziare nonostante fosse il più grande sprinter australiano di tutti i tempi. La sua figura, la sua partecipazione olimpica a Mexico nel 1968 ed il suo coraggioso appoggio all'Olympic Project for Human Rights con Tommie Smith e John Carlos sono ricordati nel film-documentario Salute diretto dal nipote Matt Norman.

                        Norman è morto a Melbourne all'età di 64 anni a causa di un infarto. La Federazione statunitense di atletica leggera ha proclamato il 9 ottobre, data del suo funerale nel 2006, Peter Norman Day. Smith e Carlos hanno salutato per l'ultima volta il loro amico al suo funerale sorreggendone la bara.




                        -----

                        Lo stesso gesto venne adottato dalla ginnasta ceca Věra Čáslavská, che trovandosi sul gradino più alto del podio insieme alla sovietica Larisa Petrik dopo la gara di corpo libero, rifiuta di guardare la bandiera dell'URSS e di ascoltarne l'inno, tenendo il capo chinato in segno di protesta dopo l'invasione sovietica della Repubblica Ceca. Questo gesto le costerà un ritiro forzato dalle competizioni e il divieto di viaggiare per 12 anni.

                        «Solo tre persone sono riuscite a zittire il Maracanã:Frank Sinatra,il Papa e io»
                        (Alcides Ghiggia)

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                          « Risposta #12 il: Novembre 07, 2012, 17:36:19 pm »
                          ottimo joe,sentii la sua storia per radio in un programma di radio24
                          Inviato da una cripta. :schiatty:

                             

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