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Topic: Campionati mondiali di atletica leggera - Londra 2017  (Letto 5988 volte)

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Offline Puck

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« Risposta #135 il: Agosto 13, 2017, 23:43:52 pm »
Ricordo un paio di scatti di Cancellara, terrificanti :look:
Uno ai Giochi Olimpici vinti da Bettini, si prese il bronzo, l'altro su una salitella in pavé in qualche classica :look:

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    « Risposta #136 il: Agosto 13, 2017, 23:47:40 pm »
    Quest'anno a Oropa sono arrivati a 30 secondi dal record di Pantani con la bubbazza salendo  con un fantascientifico 6,5 watt/kg (sì è ingiusto paragonare delle salite eseguite in epoce diverse, c'è l'evoluzione tecnologica e tutto il resto, ma i dati sono da extraterrestri, non da umani). Recentemente Froome ha battuto un record enorme di Armstrong. Non sto andando OT, sto dicendo che chi è ricco sa come muoversi. :look:

    Grande Auana ad aver ricordato quell'assurda fuga di Landis. :asd:

      Offline Puck

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      « Risposta #137 il: Agosto 13, 2017, 23:54:56 pm »
      La versione nostrana di Landis, Sella :look:

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        « Risposta #138 il: Agosto 13, 2017, 23:58:56 pm »
        Personalmente però ho perso ogni speranza nello sport pulito quando lessi di tipo 3 squalifiche nel campionato italiano bocce per uso di cannabinoidi :look:

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          « Risposta #139 il: Agosto 14, 2017, 00:09:12 am »
          La versione nostrana di Landis, Sella :look:
          Riccò e Piepoli nel 2008 pure non scherzarono al Tour :look:
          Riccò si dopa pure per andare a piedi a prendere il latte :look:


          Due esempi di ossimori viventi:
          mentalità vincente in squadra dalla mentalità mediocre.

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            « Risposta #140 il: Agosto 14, 2017, 00:10:27 am »
            Comunque per rientrare in topic la buffonata di/della Semenya continua...


            Due esempi di ossimori viventi:
            mentalità vincente in squadra dalla mentalità mediocre.

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              « Risposta #141 il: Agosto 14, 2017, 00:16:05 am »
              Comunque per rientrare in topic la buffonata di/della Semenya continua...
              Vabbè ma la semenya non è dopata....

              Inviato dal mio GT-S7390 utilizzando Tapatalk

              Tengo a precisare che quando definisco "giornalai" i giornalisti, non intendo in alcun modo offendere la categoria dei giornalai; se li volessi offendere, li chiamerei giornalisti....

              <Non conosci minimamente FIRENZE amico mio.
              E' l'unica partita nella quale possiamo anche NON PRESENTARCI in campo> - Ipse Dixit

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                « Risposta #142 il: Agosto 14, 2017, 00:18:10 am »
                Riccò e Di Luca il peggio del peggio, due cristiani senza vergogna. :asd:

                Sulla Semenya da un lato penso che il trattamento che le viene comunemente riservato sia irrispettoso e ingiusto, dall'altro lato penso che la federazione qualcosa debba fare perché la competizione negli 800 è falsata. Discreta situazione di merda dai, difficile fare qualcosa.
                « Ultima modifica: Agosto 14, 2017, 00:21:49 am da #amanteroschifo »

                  Online El_Perro

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                  « Risposta #143 il: Agosto 14, 2017, 00:40:47 am »
                  Sempre sugli 800m ci sono un altro paio di atlete molto virili

                    Online demian88

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                    « Risposta #144 il: Agosto 18, 2017, 20:22:17 pm »
                    Posto alcuni articoli relativi al bilancio del mondiale ma anche di commento alla oramai decennale debacle dell'atletica italiana a livello mondiale assoluto

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                      « Risposta #145 il: Agosto 18, 2017, 20:24:33 pm »
                      Cova e la crisi italiana: “Troppi comfort, nessun punito”

                      Continua l’analisi della crisi dell’atletica italiana attraverso i pareri dei grandi ex. L’iridato ‘83 dei 10.000 propone una politica aziendale per crescere: «Vedo un ambiente rilassato. Per il professionismo non servono le pacche sulle spalle ma chi sa gestire la struttura»


                      Definire Alberto Cova campione del mondo è perfino riduttivo visto che lo è stato anche a livello olimpico ed europeo ma è nelle vesti di vincitore di Helsinki ‘83, nonché voce tecnica di Eurosport, che il mezzofondo brianzolo, prende la parola su uno dei temi sportivi più dibattuti dell’estate.
                      Cosa ha provato nel commentare in tv i risultati di un’atletica italiana così distante dalla sua?
                      “Mi sono cascate le braccia perché so bene cosa rappresenta la maglia azzurra. I nostri a Londra non sono stati competitivi, quasi demotivati, ma niente di nuovo sotto il sole”.
                      Cosa manca a questa squadra rispetto ai tempi in cui proprio lei vinceva ori in tutte le grandi competizioni?
                      “Il discorso è lungo ma possiamo partire con due esempi. Il primo è quando nell’84, dopo i Mondiali di cross a East Rutherford, insieme a Marchei e al massaggiatore Ruggiu andammo a Eugene per vedere come lavorava il mio sponsor con un certo Salazar, oggi allenatore di Mo Farah e di tanti americani che stanno tornando ai vertici del mezzofondo. Ci trovammo di fronte a una realtà inaspettata, un team professionistico formato da medici, allenatori e sanitari che lavorava su ogni dettaglio”.
                      E il secondo?
                      “La coppa del Mondo dell’85 a Mosca. Il presidente Nebiolo mi chiamò dopo i 10.000 e mi disse che dovevo correre anche i 5000. Io gli risposi che veramente quella distanza avrei dovuto affrontarla al meeting di Zurigo. Mi spiegò che comandava lui e non mi lasciò scelta: realizzai una doppietta. Ricordo che nei confronti dei dirigenti azzurri avevo una sorta di timore reverenziale: quando il c.t. Enzo Rossi mi diceva una cosa mi tremavano le gambe”.
                      E invece adesso?
                      “Gli atleti sono abbandonati a se stessi, sia nel percorso che devono compiere per arrivare ai vertici sia nel rapporto con i vertici: pacche sulla spalla e tutto va bene anche quando sbagliano. Io non ho mai bevuto una birra con un dirigente”.
                      Cosa cambierebbe allora?
                      “Partiamo dai giovani. Adesso l’attività giovanile è fine a se stessa, non è un momento di crescita e continua perfino per gli under 23 a un età in cui nelle altre nazioni si fa già attività di vertice. Il percorso giovanile dev’essere finalizzato ai risultati assoluti, così non ha senso. Ci siamo riempiti la bocca con gli Europei juniores di Grosseto ma poi i giovani si perdono per strada”.
                      Qual è il problema?
                      “Innanzitutto che la base è troppo stretta, non c’è la possibilità di operare una selezione. Se ci fossero 250 giovani in grado di fare risultato poi potremmo scegliere quelli più adatti, invece sfianchiamo di lavoro quelli che abbiamo. Bisogna allargare la base con un forte reclutamento in modo da avere un ricambio costante”
                      Ma perché quei pochi giovani di cui parliamo non arrivano ai vertici assoluti?
                      “Qui veniamo al secondo punto, il percorso. Sottolineo una parola: professionismo. Da noi i giovani non vengono seguiti, non c’è una guida che li segua per tutto il percorso agonistico e valuti se si stanno comportando bene. Io alla Pro Patria mi confrontavo con gli altri fenomeni della società e poi andavo in raduno a Tirrenia: c’era un confronto costante e una selezione naturale. Solo chi era motivato andava avanti. Bisogna ripristinare i raduni e cambiare la mentalità”.
                      Il problema sono anche le società militari
                      “Il mio lavoro attuale è tenere corsi di formazione nelle aziende dove porto il mio esempio personale. E sapete su cosa punto principalmente? Su come gestire la cosiddetta zona di comfort. Chi lavora deve vivere in un ambiente confortevole ma non deve approfittarne: mi spiace dirlo ma nelle società militari gli atleti se ne approfittano. Alla Pro Patria appena uno perdeva il treno c’era un altro pronto a sostituirlo, questo non succede più”.
                      Quindi la federazione deve diventare un’azienda?
                      “Non voglio spaventare gli atleti con espressioni troppo forti perché sono pur sempre sportivi. Però se la Fidal operasse come un’azienda i soldi, che non mancano, verrebbero utilizzati meglio. Le risorse vanno spostate sugli atleti e sui tecnici che per fare bene il loro lavoro devono essere pagati adeguatamente. Ripeto la parola: professionismo...”.
                      Se lei fosse presidente della Fidal?
                      “Ora mi sono fatto da parte. Sono stato nel Consiglio della Fidal Nazionale e Lombarda, sono stato dirigente della Pro Patria e ho fatto l’organizzatore di cross. Tutti sanno come la penso e ho sentito il presidente Giomi anche prima che partisse per Londra: bisogna saper governare, far sentire che c’è una guida. Se l’atleta sa che può fare quello che vuole e nessuno gli toglie mai niente resteremo in questa situazione. Mi chiedo cosa aspetta il Coni a far sentire la sua voce”.

                        Online demian88

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                        « Risposta #146 il: Agosto 18, 2017, 20:28:29 pm »
                        Gibilisco: "Basta con l'anarchia. La Fidal riporti gli atleti ai centri di preparazione"

                        Dopo il Mondiale di Londra l'ultimo iridato azzurro contro il sistema: "I gruppi sportivi militari non devono essere un vitalizio. Nell'asta si segua il modello francese. Formia, l'Acqua Acetosa e Tirrenia devono tornare ad essere la scuola del nostro sport"


                        Giuseppe Gibilisco nel 2003 ha vinto l'ultimo oro italiano ai Mondiali di atletica. A Parigi arrivò a 5.90 nel salto con l'asta. Poi il buio. Nessuno dei 330 ori delle successive 7 edizioni è andato all'Italia. A 38 anni Beppe sogna la quarta olimpiade con il bob, a Pyeongchang 2018, ma l'atletica è sempre il suo grande amore.
                        Gibilisco, a quando un altro oro iridato?
                        "Lo rivinceremo solo quando l'atletica italiana sarà organizzata seriamente. La soluzione è partire dal passato per costruire il futuro. Con allenatori professionisti, con la Federazione che deve riappropriarsi dei centri di preparazione olimpica".
                        Sono discorsi che si fanno sempre, ma perché non vengono mai realizzati?
                        "Questo non lo so. Ma la soluzione è semplice. I gruppi sportivi devono imporre ai propri atleti questo tipo di scelta. Non può essere lasciato tutto all'anarchia, all'improvvisazione o alla buona volontà di qualcuno".
                        Ma i soldi ci sono?
                        "Leggo che la Fidal è una delle federazioni più ricche. La prima spesa deve essere proprio sui tecnici e sull'organizzazione del lavoro".
                        Lei è stato per anni alle Fiamme Gialle. I gruppi sportivi militari hanno ancora una funzione nell'atletica del 2017 o sono un sistema superato?
                        "Servono, perché ti permettono di vivere facendo sport. Ma le regole devono essere chiare. Lo stipendio da finanziere o da poliziotto o da carabiniere non deve essere inteso come un vitalizio. Faccio un esempio. Se un ragazzo entra alle Fiamme Gialle con un personale di 10"5 sui 100, dopo due anni deve averlo migliorato. Altrimenti lo si toglie dal gruppo sportivo. Deve esserci una verifica periodica e costante sull'attività degli atleti dei gruppi militari".
                        Si parla spesso dei giovani, ma poi spariscono nel nulla.
                        "L'Italia a livello giovanile è sempre stata fortissima, anche ai miei tempi. Poi si tira fuori a fatica mezzo atleta a livello senior. Perché si perdono, vengono lasciati soli. Ripeto: bisogna intervenire dall'alto. Portarli nei centri di preparazione come Formia, Tirrenia, l'Acqua Acetosa. Formia una volta era la Scuola Nazionale di Atletica Leggera, oggi non è più così. Là c'è il deserto ed è un vero peccato E poi ho un sogno al quale sto lavorando. Creare un polo anche in Sicilia dove ci si può allenare al caldo 11 mesi l'anno. A Messina, per esempio, c'è un'Università che ha due palazzetti, due campi da calcio, una piscina da 50 metri all'aperto e una da 25 al coperto. Una palestra pesi da 1800 metri quadri, fisioterapia. E c'è uno stadio nuovo di zecca per l'atletica a 5 minuti di macchina".
                        Ma i giovani devono anche studiare...
                        "E' un problema che non esiste. Ho già parlato di Messina. Ma anche a Cassino, a 30 chilometri da Formia, c'è l'Università...".
                        Chi è il Gibilisco di questa Nazionale?
                        "Tamberi. Mi è piaciuto moltissimo. Ha cuore, grinta e classe. Magari fosse lui a vincere il primo oro dopo il mio. Se lo meriterebbe davvero. Invece non mi è piaciuta la Grenot dopo l'eliminazione in staffetta. Ha detto di essere molto contenta. E di che? Una capitana deve dare l'esempio e fare autocritica dopo una gara del genere".
                        Lei darebbe una mano a questa Italia?
                        "Anche due. Pensi che, per restare al salto con l'asta, il grande Thierry Vigneron viene pagato dal Ministero dello sport francese per andare ogni mattina nelle scuole a parlare con i ragazzi. Ecco perché i francesi hanno una grande scuola di salto con l'asta. Anche a me piacerebbe tramettere venti anni di esperienza e di vittorie ai giovani. In Italia è pieno di tecnici validissimi. Basta solo coinvolgerli e vedrete che torneremo grandi".

                          Online demian88

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                          « Risposta #147 il: Agosto 18, 2017, 20:35:37 pm »
                          Fiona May: "Mediocri e senza grinta: sveglia"

                          Fiona, ultima azzurra iridata: "Ho visto gente felice per aver passato un turno"


                          Do you remember? Edmonton, 7 agosto 2001, al terzo salto Fiona May atterrò a 7.02 metri e si prese il secondo oro mondiale, sei anni dopo il trionfo di Goteborg. Una medaglia vinta alla Fiona maniera, con le unghie e con i denti. In pochi l’avevano pronosticata e in pochissimi in quell’istante pensarono che sarebbe stato l’ultimo oro iridato di un’atleta italiana. "Ma le avvisaglie del declino – ammette Fiona, dall’Inghilterra – probabilmente c’erano già...".
                          May, sono passati sedici anni, una vita.
                          "Sì, ai prossimi Mondiali il mio oro diventerà maggiorenne, ma è una magra soddisfazione".
                          Già, c’è poco da ridere...
                          "Concordo, l’atletica italiana stavolta ha davvero toccato il fondo. Una volta facevamo la corsa su Francia e Polonia, oggi non le vediamo più e siamo sistematicamente superati dall’Olanda e ora perfino dal Belgio. Mi piange il cuore, ma da quanto tempo ci diciamo le stesse identiche cose? Dieci anni? No, forse addirittura quindici".
                          Lei cosa diceva quindici anni fa?
                          "Quello che oggi ormai sostengono tutti: il sistema è sbagliato, profondamente sbagliato. Non bastano correttivi, serve ripartire da zero. Se non cogliamo l’occasione nemmeno a questo giro, staremo sempre qui a sperare nell’exploit del Tamberi o della Palmisano di turno".
                          In cosa è sbagliato il sistema?
                          "Ho letto quello che vi ha detto Giuseppe Gibilisco, concordo soprattutto su un punto: la federazione si riappropri dei centri di preparazione olimpica, che una volta rappresentavano l’eccellenza italiana".
                          Anche perché i soldi ci sono...
                          "La Fidal ne prende tanti dal Coni, è una delle federazioni più ricche in Europa. Io non so come vengano impiegati e non lo voglio sapere. So soltanto che in Inghilterra, dove mi trovo in questo momento, sei medaglie non sono bastate a giustificare un investimento di 27 milioni di sterline e piovono critiche da tutte le parti".
                          Diceva dei centri di preparazione olimpica...
                          "Ma perché dobbiamo consentire ad atleti che puntualmente si rivelano mediocri di allenarsi dove vogliono? È ora di finirla con questo atteggiamento, per diventare campioni bisogna essere disposti a fare i sacrifici che ho fatto io e che oggi vedo fare a mia figlia Larissa, altrimenti si sta a casa a fare altro e si lascia il posto a chi ha fame di arrivare".
                          Crede che i nostri non facciano sacrifici?
                          "Io dico solo che ci vuole più grinta, in pista bisogna metterci anche un po’ di palle, quelle che ha avuto Tamberi di presentarsi e provare ad essere competitivo nonostante gli infortuni, ma è l’unico. I nostri ragazzi pensano che sia facile arrivare a vincere una medaglia? Che non serva anche un po’ di determinazione nei momenti decisivi. Credetemi, non è così".
                          Se la prende soprattutto con gli atleti?
                          "Sì, con quelli che vanno ai Mondiali e sono soddisfatti di aver superato un turno e arrivano alle interviste tutti sorridenti. È incredibile, io al loro posto mi vergognerei. Ma l’errore è di chi li fa andare ai Mondiali".
                          Meno quantità, più qualità: ormai lo predicano tutti.
                          "Ma certo. Hai talento per emergere? Ti seguo e ti sostengo, investo su di te. Non ce l’hai e nel passaggio da giovane a senior non migliori? Arrivederci e grazie. Se concentriamo le risorse sui migliori giovani che abbiamo, forse li aiuteremo a diventare dei campioni. È così difficile da capire? O vogliamo continuare a investire su quarantenni che al massimo con un miracolo ottengono un posto in finale?".
                          Lei vede del talento in giro?
                          "Siamo usciti dall’ultimo Europeo Under 23 con tre ori e otto medaglie complessive: ora, per favore, ripartiamo da questi ragazzi e facciamone degli atleti completi in grado di competere ai Giochi di Tokyo".
                          Il suo bilancio dei Mondiali di Londra?
                          "Ben organizzati, pieni di pubblico e molto appassionanti. Ma al netto del clima, che ha inciso e non poco, il calo delle prestazioni, che in certi casi ci ha riportato indietro addirittura di trenta anni, dovrebbe farci riflettere. Tra gare indoor e all’aperto, Europei e Mondiali, giovanili, under e senior, forse costringiamo questi atleti a partecipare a troppe competizioni. Così le prestazioni ne risentono".ù
                          Fiona May, sa che con il 7,02 di Edmonton avrebbe vinto l’oro anche a Londra? La statunitense Reese ha fatto la stessa misura..
                          "Piuttosto mi chiedo perché in questi sedici anni non abbiamo trovato un’italiana in grado di saltare sette metri. Io aspetto fiduciosa, ma ripeto: dobbiamo ripartire da zero, senza pietà".

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                            « Risposta #148 il: Agosto 20, 2017, 19:31:16 pm »
                            Dal sito FIDAL:

                            Con le gare di marcia del mattino per l'Italia dell'atletica si sono ufficialmente conclusi i Campionati del Mondo di Londra. Non ci sono, infatti, azzurri in gara nell'ultima sessione pomeridiana della rassegna iridata allo Stadio Olimpico. L'Italia Team saluta la capitale britannica con il bel bronzo di Antonella Palmisano nella 20km che interrompe lo "zero-medaglie" che aveva purtroppo segnato gli ultimi due eventi globali: Mondiali 2015 e Olimpiadi 2016. L'ultimo podio azzurro era stato nel 2013 con l'argento della maratoneta Valeria Straneo a Mosca. La Palmisano porta in casa Italia il metallo numero 42 della collezione azzurra, il quindicesimo nel segno del tacco-punta.

                            Nella placing table sono 9 in tutto i punti realizzati - due in meno di Pechino 2015, ma mai così pochi - entrambi ad opera di specialisti del comparto "non stadia": la marciatrice Palmisano e Daniele Meucci, sesto in maratona. Tra piste e pedane, invece, la squadra italiana (36 convocati in tutto, 18 uomini e 18 donne) non riesce a piazzare nessuno tra i finalisti, ovvero tra i primi otto al mondo. Un riscontro non positivo che finora non aveva avuto precedenti nelle altre 15 edizioni della manifestazione.

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                              « Risposta #149 il: Agosto 20, 2017, 19:34:57 pm »
                              Il commento del Locatelli:

                              Locatelli: ''Tanto lavoro per il futuro''

                              "Almeno abbiamo evitato lo zero tituli”. Esordisce così il Direttore Tecnico per l’Alto Livello Elio Locatelli a The Mall a pochi minuti dalla premiazione di Antonella Palmisano, bronzo nella 20 chilometri di marcia. “Non posso dire di essere soddisfatto, perché, oltre a una medaglia, puntavamo ad almeno quattro o cinque finalisti. Oggi nell’atletica leggera è sempre più difficile portare avanti con efficacia l’attività agonistica d’alto livello. Qui a Londra si poteva, anzi si doveva, fare meglio. Ci sono stati alcuni noni e tredicesimi posti di troppo, ma questo non incide nel bilancio globale di una manifestazione che non è andata bene".

                              Al suo fianco c’è il presidente FIDAL Alfio Giomi: “Sono necessari controlli più serrati su tecnici e atleti d’alto livello: ovvero dobbiamo fidarci meno, concedetemi il termine, ed entrare di più nel merito della preparazione. È evidente che alcune prestazioni non sono state all’altezza di quanto ci aspettavamo”. Continua il presidente: “È difficile dare un giudizio unico per tutti, ci sono stati picchi verso l’alto e verso il basso in particolare nell’atteggiamento agonistico e nell’approccio alla gara. C’è chi si è accontentato di essere qui, e questo non è accettabile. Al contrario, un plauso particolare va agli atleti di endurance e ai marciatori; la marcia negli ultimi anni ha vissuto momenti di difficoltà ma oggi ha dimostrato di essere viva e di voler essere protagonista, con 5 azzurri nei primi 16”. Infine un accenno al reclutamento di nuovi talenti: “Il numero dei tesserati è cresciuto in modo importante, da 180mila a oltre 250mila, e a livello giovanile siamo una nazione fra le più forti d’Europa. È nostra grande responsabilità non disperdere questo patrimonio”.

                              Di 33 atleti inseriti nel gruppo dell’alto livello, a Londra ne erano presenti solo 17. Elio Locatelli: “Abbiamo bisogno di un maggior controllo sugli atleti d’elite. Per questo servono allenatori a tempo pieno, e quindi risorse dedicate. Vanno ricreati gruppi di lavoro soprattutto in quelle specialità in cui è poco produttivo lavorare da soli, ovvero corse e marcia. E va rinforzata l’assistenza per il recupero, cioè quella fisioterapica e medica durante tutto l’anno”.

                              Continua Locatelli: “Per prima cosa mi riunirò con i miei collaboratori e faremo un programma dettagliato settore per settore; in seconda battuta incontreremo gli atleti con i loro allenatori. Deve essere chiaro che non si allena per telefono, e che a questi livelli l’obiettivo non deve essere il campionato Italiano ma le grandi rassegne. Tirrenia e Formia saranno naturalmente sfruttate al massimo. Sarà importante anche lavorare sulle staffette con gruppo di velocisti focalizzati esclusivamente su questo. Siamo in grado di entrare in finale nella 4x100, e anche in chiave staffetta del miglio abbiamo buoni quattrocentisti, come non succedeva da un po’. Detto della 4x400 femminile, possiamo essere competitivi in tutte e quattro le staffette”.

                              Palmisano e Meucci a parte, sono mancati anche i finalisti fra i primi otto: “Oltre alle occasioni perse come quella della 4x400, abbiamo sentito la mancanza del capitano Fabrizio Donato, che con la sua misura d’esordio stagionale qui sarebbe salito sul podio, ma anche di talenti quali Lamont Jacobs e Paolo Dal Molin, Filippo Randazzo e anche lo stesso Andrew Howe. Portare tutti coloro che sono entrati nel target number non è stato produttivo. Ho visto in azione atleti già stanchi dopo mesi di rincorsa al minimo. Non è logico pensare che un atleta che non è riuscito ad ottenere lo standard d’iscrizione poi vada a un Mondiale e si migliori, o passi un turno”.

                                 

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