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Topic: Il pianeta degli dei  (Letto 2491 volte)

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Online Orgrimm

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« Risposta #15 il: Aprile 11, 2013, 23:55:04 pm »
Dota http://www.michaelsheiser.com/nibirupageFalse.htm

Se non capisci quello che c'è scritto posso cercarti un traduttore in alfabeto farfallino :look:


    Online Cranyo

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    « Risposta #16 il: Aprile 11, 2013, 23:56:04 pm »
    Se non capisci quello che c'è scritto posso cercarti un traduttore in alfabeto farfallino :look:
    Grazie  :look:
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    La speranza è una cosa buona, forse la migliore delle cose. E le cose buone non muoiono mai.{Le Ali della Libertà}
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      « Risposta #17 il: Aprile 11, 2013, 23:57:07 pm »
      :facepalm:
      Nomè ma non ti sta sulle palle che Cranyo continui a chiamarti "Normency"?
      :look:

        Online Cranyo

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        « Risposta #18 il: Aprile 11, 2013, 23:58:14 pm »
        Nomè ma non ti sta sulle palle che Cranyo continui a chiamarti "Normency"?
        :look:
        perchè dovrebbe sà che non dico cazzate e mi dovrebbe apprezzare per questo  :sine:

         :look:
        I'm alive,motherfucker!!
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          « Risposta #19 il: Aprile 11, 2013, 23:59:54 pm »
          perchè dovrebbe sà che non dico cazzate e mi dovrebbe apprezzare per questo  :sine:

           :look:
          :stralol:

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            « Risposta #20 il: Aprile 12, 2013, 00:00:15 am »
            Nomè ma non ti sta sulle palle che Cranyo continui a chiamarti "Normency"?
            :look:

            da quando l'hanno rapito gli alieni non si riprende più :look:


            For those who live inside a myth, it seems a self-evident fact. Human progress is a fact of this kind. If you accept it you have a place in the grand march of humanity. Humankind, is, of course, not marching anywhere. ‘Humanity’ is a fiction composed from billions of individuals for each of whom life is singular and final. But the myth of progress is extremely potent.

              Online Cranyo

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              « Risposta #21 il: Aprile 12, 2013, 00:05:58 am »
              da quando l'hanno rapito gli alieni non si riprende più :look:
              scommetto che invece i tuoi alieni avevano la zella e mangiavano coniglio arrosto  :look:
              I'm alive,motherfucker!!
              La speranza è una cosa buona, forse la migliore delle cose. E le cose buone non muoiono mai.{Le Ali della Libertà}
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                « Risposta #22 il: Aprile 12, 2013, 00:06:42 am »
                Da quando Charles Darwin sbalordì gli studiosi e i teologi
                del tempo con la sua teoria dell'evoluzione, per la vita sulla
                Terra è stato tracciato un percorso storico che, culminando
                nell'uomo, passa attraverso i primati, i mammiferi, i vertebrati
                e, ancora più indietro, attraverso forme di vita
                progressivamente inferiori, fino al punto in cui, miliardi di anni
                fa, si presume che sia cominciata la vita.
                Dopo essere risaliti a ritroso fino a questo punto, gli studiosi
                hanno cominciato a intravedere la possibilità di altre forme di
                vita in qualche altra parte del nostro sistema solare o addirittura
                al di fuori di esso, ed è qui che si sono fatti strada i primi dubbi
                circa la vita sulla Terra. Sembra infatti che qualcosa non
                quadri: se tutto è cominciato con una serie di reazioni chimiche
                spontanee, come mai la vita sulla Terra ha una sola e unica
                fonte, e non una serie di fonti dettate dal caso? E perché tutta la
                materia vivente contiene così poco degli elementi chimici che
                abbondano sulla Terra e così tanto di quelli che invece sono
                rari sul nostro pianeta?
                Non potrebbe essere che la vita sia stata importata sulla
                Terra da qualche altro luogo?
                La posizione dell'uomo nella catena evolutiva ha
                ulteriormente complicato il problema. Sulla base di repertiossei ritrovati in luoghi diversi, gli studiosi credettero in un
                primo tempo che l'uomo avesse avuto origine in Asia circa
                500.000 anni fa. Ma quando vennero rinvenuti fossili più
                antichi, risultò chiaro che il cammino dell'evoluzione aveva
                richiesto molto, molto più tempo. I primati antenati dell'uomo
                vengono ora datati approssimativamente a 25 milioni di anni
                fa. Da reperti ritrovati nell'Africa orientale riusciamo a
                collocare la transizione verso primati più simili all'uomo
                (ominidi) a circa 14 milioni di anni fa, mentre solo 11 milioni
                di anni più tardi sarebbe apparso il primo uomo-scimmia
                classificabile come Homo.
                Il primo essere con fattezze decisamente umane -
                "Australopithecus avanzato" - visse in quella stessa parte del
                mondo circa 2 milioni di anni fa, ma ci volle un altro milione di
                anni prima che comparisse l'Homo erectus. Infine, dopo altri
                900.000 anni, apparve quello che si considera il primo Uomo
                primitivo: l'Uomo di Neanderthal, dal nome della località dove
                i suoi resti vennero rinvenuti per la prima volta.
                Sebbene siano passati più di 2 milioni di anni tra
                l'Australopithecus avanzato e l'Uomo di Neanderthal, gli arnesi
                che i due gruppi utilizzavano - pietre appuntite - erano piuttosto
                simili, e anche le loro fattezze, per quello che ne sappiamo, non
                erano poi tanto diverse.


                Poi, improvvisamente e inesplicabilmente, circa 35.000 anni
                fa un nuovo tipo di uomo - Homo sapiens ("Uomo pensante")
                -apparve come dal niente e cancellò l'Uomo di Neanderthal
                dalla faccia della Terra. Questi uomini moderni - chiamati
                uomini di Cro-Magnon - erano talmente simili a noi che, se
                vestiti e pettinati secondo la nostra moda, si confonderebbero
                tranquillamente tra la folla di qualunque città europea o
                americana. Poiché erano abilissimi nel costruire caverne,
                furono in origine chiamati "uomini delle caverne". In effetti,
                giravano sulla Terra senza problemi, proprio perché, dovunque
                andassero, sapevano costruirsi case e ripari fatti di pietre e di
                pelli di animali. Per milioni di anni, l'uomo aveva utilizzato
                come utensili nient'altro che pietre di varie fogge. Ora, l'Uomo
                di Cro-Magnon sapeva costruire arnesi diversi, a seconda
                dell'uso a cui erano destinati, e armi fatte di legno e ossa. Non
                era più una "scimmia nuda", ma usava le pelli degli animali per
                coprirsi. Viveva in forme di società organizzate, una sorta di
                clan guidato da un patriarca. Le incisioni e le sculture trovate
                nelle caverne dimostrano un buon senso artistico e una certa
                profondità di sentimenti, nonché una qualche forma di
                "religione" apparentemente legata al culto di una Dea Madre,
                raffigurata talvolta come una Luna crescente. L'Uomo di Cro-Magnon seppelliva i morti e deve quindi aver avuto una
                concezione più o meno compiuta della vita, della morte e forse
                addirittura di un aldilà.
                Il mistero della comparsa dell'Uomo di Cro-Magnon si
                arricchì presto di altri tasselli. Via via, infatti, che venivano alla
                luce altri resti di questo uomo moderno (in località come
                Swanscombe, Steinheim e Montmaria), diveniva sempre più
                evidente che l'Uomo di Cro-Magnon discendeva da un più
                antico Homo sapiens che era vissuto nell'Asia occidentale e in
                Nord Africa circa 250.000 anni prima di lui.
                Ora, l'ipotesi che l'uomo moderno sia comparso 700.000
                anni dopo l'Homo erectus e 200.000 anni prima dell'Uomo di
                Neanderthal non è assolutamente plausibile. Inoltre l'Homo
                sapiens sembra discostarsi nettamente dal lento processo
                dell'evoluzione, tanto che molte delle nostre odierne
                caratteristiche, come la capacità di parlare, non hanno
                assolutamente nulla a che fare con quelle dei precedenti
                primati.
                Il professor Theodosius Dobzhansky, che è un'autorità
                indiscussa in materia, era particolarmente stupito dal fatto che
                questo sviluppo fosse avvenuto proprio in un periodo in cui la
                Terra andava incontro ad un'era glaciale, una condizione,
                quindi, niente affatto propizia al progresso evolutivo. Partendo
                dal presupposto che l'Homo sapiens manca completamente di
                alcuni tratti che caratterizzavano i tipi precedentemente
                conosciuti, e ne presenta invece altri mai apparsi prima, egli
                concluse: «L'uomo moderno ha senza dubbio molti parenti e
                affini tra i fossili rinvenuti, ma non ha progenitori; quale sia
                l'origine dell'Homo sapiens resta davvero un mistero».
                Come è possibile, allora, che gli antenati dell'uomo moderno
                siano comparsi circa 300.000 anni fa, e non 2 o 3 milioni di
                anni più avanti, come avrebbe dovuto essere se fossero stati
                rispettati i normali ritmi del processo evolutivo? Siamo statiforse importati sulla Terra da qualche altro luogo, oppure,
                come affermano l'Antico Testamento e altre fonti antiche,
                siamo stati creati dagli dèi?
                Oggi noi sappiamo dove è cominciata la civiltà e come si è
                sviluppata. Resta tuttavia una domanda senza risposta: Perchè?
                Perché è nata la civiltà? Anche la maggior parte degli studiosi,
                seppure a malincuore, ormai lo ammette: secondo i dati di cui
                disponiamo l'uomo non dovrebbe ancora aver raggiunto uno
                stadio avanzato di civiltà. Non vi è alcuna ragione evidente per
                cui noi dobbiamo essere più civilizzati delle tribù primitive che
                vivono nella giungla amazzonica o nelle regioni più
                inaccessibili della Nuova Guinea.
                Se queste tribù vivono ancora come nell'età della pietra, ciò
                avviene, si obietta di solito, perché sono rimaste isolate. Ma
                isolate da che cosa? Se vivevano anche loro sulla Terra come
                noi, perché non hanno acquisito le nostre stesse conoscenze
                scientifiche e tecnologiche?
                Il vero problema, tuttavia, non è l'arretratezza di questi
                "selvaggi", ma semmai il contrario: il nostro stesso progresso.
                È universalmente riconosciuto, infatti, che se l'uomo avesse
                seguito il corso normale dell'evoluzione, noi dovremmo essere
                ancora dei "selvaggi". Ci sono voluti 2 milioni di anni perché
                l'uomo non si limitasse più a usare le pietre così come le
                trovava, ma capisse che poteva tagliarle e modellarle a seconda
                dell'uso che doveva farne. Perché dunque non ci sono voluti
                altri 2 milioni di anni per imparare l'uso di altri materiali, e altri
                10.000 anni per masticare matematica, ingegneria e
                astronomia? E invece eccoci qua, a meno di 50.000 anni di
                distanza dall'Uomo di Neanderthal, a mandare astronauti sulla
                Luna.
                Si affaccia dunque spontanea una domanda: noi e i nostri
                progenitori mediterranei abbiamo davvero acquisito da soli
                questo grado così avanzato di civiltà?

                Anche se l'Uomo di Cro-Magnon non costruiva grattacieli e
                non lavorava metalli, non vi è dubbio che la sua fu una civiltà
                apparsa in maniera repentina e rivoluzionaria. Il fatto che egli
                si muovesse senza difficoltà, che sapesse costruirsi dei ripari,
                che desiderasse coprirsi e vestirsi, che costruisse da sé degli
                oggetti: sono tutti elementi di una forma di civiltà che, sorta
                improvvisamente, rappresentò un vero e proprio punto di
                rottura rispetto a un processo che durava da milioni di anni e
                che fino a quel momento era avanzato a un ritmo estremamente
                lento.
                Se dunque resta un mistero la comparsa dell'Homo sapiens e
                dell'Uomo di Cro-Magnon, non vi sono più dubbi sul luogo in
                cui tale civiltà è sorta: il Medio Oriente. Gli altipiani e le
                catene montuose che si estendono a semicerchio dai Monti
                Zagros a est (presso l'attuale confine tra Iran e Iraq) attraverso
                le vette dell'Ararat e del Tauro a nord fino a comprendere,
                verso sud e ovest, le regioni collinari di Siria, Libano e Israele:
                è questa la regione dove sono state ritrovate caverne che
                mostrano tracce evidenti dell'esistenza di un uomo preistorico
                sì, ma moderno.

                Una di queste caverne, Shanidar, si trova nella parte nordorientale di quest'area di civiltà. Ai giorni nostri le caverne di
                questa zona sono utilizzate dalle tribù curde come riparo per sé
                e per le greggi nei freddi mesi invernali. E lo stesso avvenne
                anche in una fredda notte di 44.000 anni fa, quando una
                famiglia di sette persone, tra cui un bambino, cercò riparo nella
                caverna di Shanidar.
                I loro resti - la caverna, con tutti i suoi abitanti, venne
                probabilmente schiacciata da una gigantesca frana - furono
                rinvenuti nel 1957 dal professor Ralph Solecki, che aveva
                compiuto una spedizione nella zona proprio per trovare tracce
                dell'eventuale passaggio di uomini primitivi 1 Ciò che trovòandava ben al di là delle sue aspettative. Sotto numerosi strati
                di macerie si trovarono chiare tracce di un'abitazione
                frequentata dall'uomo e risalente a un periodo compreso tra
                100.000 e 13.000 anni fa.
                Ma ciò che questo reperto dimostrava non era meno
                strabiliante. La civiltà umana sembra infatti aver seguito un
                percorso non di progresso, ma di regresso. Considerando un
                determinato standard di partenza, le generazioni successive
                mostrarono un livello meno elevato di civiltà, fino ad arrivare,
                nel periodo compreso all'incirca tra 27.000 e 11.000 anni prima
                di Cristo, a scomparire quasi del tutto. Per ragioni che si
                presumono soprattutto climatiche, l'uomo risulta quasi
                completamente scomparso da tutta la regione per 16.000 anni.
                Poi, intorno all'11000 a.C. "l'Uomo pensante" riapparve con
                nuovo vigore e con un livello culturale inesplicabilmente più
                alto. È come se un misterioso allenatore sportivo, vedendo la
                sua squadra in difficoltà, avesse deciso di togliere dal campo i
                giocatori esausti sostituendoli con altri elementi più freschi e
                meglio allenati.
                Fin dagli albori della sua storia, e per milioni e milioni di
                anni, l'uomo non era stato che un figlio della natura, dalla quale
                dipendeva in tutto e per tutto. Egli si manteneva raccogliendo i
                frutti che nascevano spontanei, cacciando gli animali selvatici e
                catturando uccelli selvatici e pesci. Poi, ad un certo punto,
                proprio quando le tracce di insediamenti umani si fanno più
                rade, quando l'uomo cominciò ad abbandonare le sue antiche
                dimore e a dimenticare le importanti conquiste alle quali era
                giunto sul piano materiale e artistico, proprio allora, da un
                momento all'altro, apparentemente senza motivo e senza alcuna
                preparazione graduale alle spalle, l'uomo cominciò a coltivare
                la terra.1
                 Il professor Solecki mi disse che furono ritrovati nove
                scheletri, dei quali solo quattro erano stati schiacciati dalla
                roccia.
                Riprendendo l'opera di eminenti autorità in materia, R.J.
                Braidwood e B. Howe (autori di Prehistoric Investigations in
                Iraqi Kurdistan, «Ricerche preistoriche nel Kurdistan
                iracheno») conclusero che gli studi genetici confermano i
                ritrovamenti archeologici e non lasciano dubbi sul luogo in cui
                sarebbero nate le prime forme di agricoltura: il Vicino Oriente,
                esattamente la stessa regione in cui in precedenza era apparso
                l'Homo sapiens con la sua prima, ancora grezza civiltà. È
                proprio da qui, dalle montagne e dagli altipiani medio-orientali,
                che l'agricoltura si diffuse in tutto il mondo.
                Con l'ausilio di sofisticati metodi di datazione (carbonio
                radioattivo, genetica vegetale) studiosi appartenenti a svariati
                ambiti scientifici concordano nell'affermare che il primo passo
                fu la coltivazione di grano e orzo, ottenuti probabilmente a
                partire da varietà selvatiche di cereali. Partendo dal
                presupposto che, in qualche modo, l'uomo abbia dovuto seguire
                un processo di apprendimento dell'arte di mettere a coltura e far
                crescere una pianta selvatica, gli studiosi non riescono tuttora a
                spiegarsi come sia possibile che, in poco tempo, il Medio
                Oriente abbia visto la nascita di moltissime altre piante e
                cereali indispensabili alla sopravvivenza e alla crescita del
                genere umano: miglio, segale e farro tra i cereali edibili; poi
                lino, da cui si ricavavano fibre e olio per uso alimentare, e
                numerosi altri alberi e arbusti fruttiferi.
                Qui, nel Medio Oriente, ognuna di queste piante venne
                messa a coltura per millenni prima di arrivare in Europa. E
                come se il Medio Oriente fosse una sorta di laboratorio
                genetico-botanico, guidato da una mano invisibile, in cui abrevi intervalli di tempo venissero messe a punto sempre nuove
                specie vegetali "addomesticate" e pronte per essere coltivate.
                La vite, per esempio, secondo gli studiosi cominciò a essere
                coltivata sulle montagne che circondavano la Mesopotamia
                settentrionale, oltre che in Siria e Palestina. E i conti tornano.
                L'Antico Testamento ci dice infatti che Noè "piantò una vigna"
                (e addirittura si ubriacò con il suo stesso vino) quando, dopo il
                ritiro delle acque del Diluvio, la sua arca si fermò sul monte
                Ararat. Anche la Bibbia, dunque, come gli studiosi moderni,
                colloca l'inizio della coltivazione della vite sui monti della
                Mesopotamia settentrionale.
                Mele, pere, olive, fichi, mandorle, pistacchi, noci: tutti
                questi frutti nacquero nel Medio Oriente e da qui si diffusero in
                Europa e in tutto il mondo. Anzi, non si può non notare che
                l'Antico Testamento precedette di parecchi millenni i nostri
                studiosi identificando proprio questa regione come il primo
                "frutteto" del mondo: «E il Signore Dio piantò un frutteto
                nell'Eden, a oriente... E il Signore Dio fece crescere dalla terra
                ogni albero e ogni frutto piacevole a vedersi e buono da
                mangiare».
                Le generazioni che vissero in epoca biblica sapevano bene
                dove si trovasse l'Eden: esso era "a oriente", cioè a oriente di
                Israele, in una terra in cui scorrevano quattro grandi fiumi, tra i
                quali il Tigri e l'Eufrate. Non vi è alcun dubbio che il Libro
                della Genesi lo collocasse proprio sugli altipiani da cui
                nascevano questi fiumi, nel nord-est della Mesopotamia: la
                Bibbia e la scienza sono dunque in perfetto accordo.
                Di fatto, se leggiamo il testo originale ebraico della Genesi
                come un documento scientifico, non teologico, ci accorgiamo
                che anch'esso descrive accuratamente il processo di
                domesticazione delle piante.
                Dalla scienza sappiamo che il primo gradino fu il passaggio
                dalle piante erbacee selvatiche ai cereali selvatici, per poiarrivare ai cereali coltivati e infine agli alberi e arbusti
                fruttiferi. Ed è esattamente questo il processo di cui parla il
                primo capitolo del Libro della Genesi.
                E il Signore disse:
                «Che la Terra germini erba verdeggiante;
                cereali che da seme producano seme;
                alberi da frutto che portino
                ciascuno il frutto della loro specie,
                e che contengano il proprio seme in se stessi».
                E così fu:
                La Terra produsse erba verdeggiante;
                cereali che da seme producono seme,
                ciascuno della loro specie;
                e alberi da frutto, che contengono
                ciascuno il frutto della propria specie.
                E la Genesi prosegue raccontandoci che l'Uomo, espulso dal
                giardino dell'Eden, dovette faticare molto per far crescere i
                prodotti della terra. «Con il sudore della fronte mangerai il
                pane», disse il Signore ad Adamo. E dopo di lui, «Abele era un
                pastore di pecore, mentre Caino coltivava la terra». L'Uomo,
                dice dunque la Bibbia, divenne pastore subito dopo essere
                divenuto agricoltore.
                Gli studiosi concordano con questa ricostruzione
                cronologica. Analizzando le varie teorie sull'addomesticamento
                degli animali, F.E. Zeuner (Domestication of Animals,
                «L'addomesticamento degli animali») afferma ripetutamente
                che l'uomo non avrebbe potuto «acquisire l'abitudine di tenere
                animali in cattività o di addomesticarli prima di aver imparato a
                vivere in unità sociali di una certa entità». Queste prime
                comunità stabili, senza le quali non sarebbe stato possibileaddomesticare animali, rappresentano il passo successivo
                all'instaurarsi delle pratiche agricole.
                Il primo animale a essere addomesticato fu il cane, e non
                necessariamente come migliore amico dell'uomo, ma anzi
                probabilmente come fonte di cibo. Si pensa che ciò sia
                avvenuto intorno al 9500 a.C. I primi resti di scheletri di cane
                sono stati trovati in Iran, Iraq e Israele.
                Più o meno nello stesso periodo venne addomesticata anche
                la pecora; la caverna di Shanidar contiene resti di pecora
                databili intorno al 9000 a.C, i quali dimostrano che gran parte
                dei piccoli venivano uccisi ogni anno per ottenerne cibo e
                pellame. Poco dopo fu la volta della capra, che forniva anche
                latte, e poi, ad uno ad uno, vennero addomesticati anche il
                maiale, i bovini con le corna e quelli senza corna. Tutti,
                comunque, cominciarono a essere addomesticati nel Vicino
                Oriente.
                La svolta radicale che cambiò il corso della storia umana
                intorno all'11000 a.C. in Medio Oriente (e circa 2.000 anni
                dopo in Europa) ha convinto gli studiosi a collocare in
                quest'epoca la vera e propria fine dell'Antica età della pietra (il
                Paleolitico) e l'inizio di una nuova era culturale, la Media età
                della pietra (Mesolitico).
                Il nome è corretto se consideriamo che il principale
                materiale grezzo utilizzato dall'uomo continuava a essere la
                pietra. Le dimore sulle montagne erano ancora costruite con la
                pietra; le comunità erano protette da mura di pietra; i primi
                arnesi agricoli, come la falce, erano fatti di pietra.
                L'uomo onorava o proteggeva i suoi morti coprendone e
                adornandone le tombe con pietre, e utilizzava la pietra per
                formare rappresentazioni degli esseri supremi, o "dèi", di cui
                invocava l'intervento benigno. Una di queste statue, ritrovata
                nel nord di Israele e datata al IX millennio a.C, mostra incisa la
                testa di un "dio" protetta da un elmetto a strisce e da una sortadi "occhiali a visiera".


                Da un punto di vista più generale, però, sarebbe più
                opportuno chiamare l'età che inizia circa 11.000 anni fa non la
                Media età della pietra, ma l'età dell'addomesticamento. Nel
                giro di appena 3.600 anni - e cioè nulla, nel cammino
                dell'evoluzione - l'uomo divenne un agricoltore, e riuscì a
                rendere domestici piante e animali. L'età che seguì viene
                comunemente chiamata Nuova età della pietra (Neolitico), ma
                anche questo termine è del tutto inadeguato, perché il
                cambiamento principale che avvenne attorno al 7500 a.C. fu in
                realtà la comparsa delle prime forme di lavorazione dell'argilla.
                Per ragioni che la scienza non sa ancora spiegarsi - ma che
                si chiariranno via via che proseguiremo nel nostro racconto
                degli eventi preistorici - la marcia dell'uomo verso la civiltàrimase confinata, per parecchi millenni dopo l'11000 a.C, tra le
                montagne del Medio Oriente. Solo in seguito l'uomo cominciò
                ad abbandonare le dimore sui monti e a scendere a valle, e
                questo passaggio concise con la scoperta dell'enorme versatilità
                dell'argilla, che poteva essere plasmata e modellata per ottenere
                un'infinita varietà di oggetti e utensili.
                Nel VII millennio a.C. le civiltà medio-orientali pullulavano
                ormai di terraglie e oggetti d'argilla, come ornamenti per la
                persona, utensili e statuette, la cui fattura diventava sempre più
                accurata e raffinata, fino a dar luogo, intorno al 5000 a.C, ad
                una produzione estremamente varia, caratterizzata da un'ottima
                qualità e da un design decisamente elegante.
                Ancora una volta, però, questo progresso cominciò ad un
                certo punto a rallentare, fino ad arrestarsi del tutto intorno al
                4500 a.C. come risulta da evidenti prove archeologiche. Gli
                oggetti di argilla lavorata persero ogni splendore e divennero
                sempre più semplici, mentre tornavano a prevalere gli utensili
                in pietra, retaggio dell'età della pietra. Nelle dimore che sono
                state rinvenute le tracce di oggetti d'argilla si fanno sempre più
                scarse. Alcuni siti che dovevano aver rappresentato veri e
                propri centri di produzione artigianale di terraglie e oggetti
                d'argilla scomparvero. «Vi fu un generale impoverimento della
                cultura», afferma James Melaart (Earliest Civilizations of the
                Near East, «Le prime civiltà del Medio Oriente») e alcuni
                ritrovamenti archeologici portano chiaramente il marchio della
                "nuova fase oppressa dalla povertà".
                L'uomo e la sua cultura, dunque, erano decisamente in
                declino.
                Poi, da un momento all'altro, senza alcun precedente o
                motivo apparente, il Vicino Oriente assistette alla fioritura
                della più grande civiltà che si potesse immaginare, una civiltà
                nella quale anche la nostra affonda saldamente le sue radici.
                Una mano misteriosa sottrasse ancora una volta l'uomo alsuo declino, sollevandolo a un livello ancora più alto di cultura,
                conoscenza e civiltà.
                Mi fai un riassunto a zio? Me fa mal a capa a leggere tutte ste righe a uso Dante Alighieri ca capa 'e Casaleggio.
                E MAGARI TI CHIAMERO' BORBONCINO AMOROSO TUM TUM TUM TAM TAM TAM...



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                  • Distruggere... Fa parte del processo creativo. җSopravvissuto al primo grande crushҗ
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                  • Squadra del cuore:
                  « Risposta #23 il: Aprile 12, 2013, 00:07:43 am »
                  Mi fai un riassunto a zio? Me fa mal a capa a leggere tutte ste righe a uso Dante Alighieri ca capa 'e Casaleggio.
                  o frat  hanno inventato google

                  ora che sai fanne buon uso  :look:
                  I'm alive,motherfucker!!
                  La speranza è una cosa buona, forse la migliore delle cose. E le cose buone non muoiono mai.{Le Ali della Libertà}
                   :cranyorschach: :cranyorschach:
                   No Sacrifice, No Victory
                  Spiacente, ma non sei autorizzato a visualizzare il contenuto degli spoiler.

                    Offline Léon

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                    • Squadra del cuore:
                    « Risposta #24 il: Aprile 12, 2013, 00:30:47 am »
                    o frat  hanno inventato google

                    ora che sai fanne buon uso  :look:
                    Ha ragione Nomercy. Nun sacc di cosa parlate ma do ragione a lui. Afammocc!
                    E MAGARI TI CHIAMERO' BORBONCINO AMOROSO TUM TUM TUM TAM TAM TAM...



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                      « Risposta #25 il: Aprile 12, 2013, 00:31:49 am »
                      Ha ragione Nomercy. Nun sacc di cosa parlate ma do ragione a lui. Afammocc!
                      *dawson*
                      I'm alive,motherfucker!!
                      La speranza è una cosa buona, forse la migliore delle cose. E le cose buone non muoiono mai.{Le Ali della Libertà}
                       :cranyorschach: :cranyorschach:
                       No Sacrifice, No Victory
                      Spiacente, ma non sei autorizzato a visualizzare il contenuto degli spoiler.

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                        « Risposta #26 il: Aprile 12, 2013, 08:30:09 am »
                        in poche parole che gli alieni ci hanno dato una mano a sviluppare la civiltà :look:
                        Inviato da una cripta. :schiatty:

                          Online Ford Perfect

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                          « Risposta #27 il: Aprile 12, 2013, 09:02:50 am »
                          di stichin william, che aveva ritradotto dal sumero le tavolette, diceva che la stragrande maggioranza delle sue traduzioni erano non sbagliate ma pilotate, nel senso che lui voleva sostenere delle tesi e quindi dove le cose non collimavano, lui giocava un po' di "può significare anche" , troppo allegramente però.
                          Quel che è vero è che i sumeri parlano di una creazione da cui la genesi biblica sembrerebbe copiata pari pari e adattata ad un'idea monoteista e divina, e altri racconti/miti tipo il diluvio universale e, più incredibili, conflitti che ricorderebbero una guerra nucleare. ovviamente però i racconti sumeri non sono cose viste in prima persona ma la trascrizione della loro mitologia, quindi rimane comunque un certo grado di fantasia.
                          Per quel che concerne la teoria degli antichi astronauti, scientificamente chiamata interventismo, dalla genesi sumera si ricava che gli dei, che non sono considerati tali dai sumeri però, arrivati sul pianeta han modificato geneticamente alcuni individui/animali già presenti sul pianeta per trasformarli in lavoratori, in seguito al diluvio famoso poi, persa la possibilità di proseguire lo sfruttamento minerario a causa dei danni derivanti dal cataclisma, un secondo intervento genetico ha "ampliato" la capacità di imparare ed evolversi dell'uomo rendendolo, di fatto, pari agli alieni (dei) cui ci si è poi mischiati causando l'accorciamento della durata delle vite dei discendenti degli alieni (i patriarchi biblici) man mano che il "sangue" alieno si diluiva in quello terrestre e i contatti con il pianeta di origine si interrompevano..
                          Questa doppia creazione, mascherata in modo molto maldestro, si trova anche nella bibbia, come, allo stesso modo, la scomparsa dei patriarchi coincide con la fine dei rapporti "diretti" con dio.

                          questo per essere molto sintetici.
                          ou kalon esti to kalon, alla kalon, kalon, kalon

                          Assioma di Cole: l'intelligenza nel mondo è una costante.... la popolazione è in aumento.

                          FORZA NAPOLI!!!!!!

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                            « Risposta #28 il: Aprile 12, 2013, 09:06:37 am »
                            di stichin william, che aveva ritradotto dal sumero le tavolette, diceva che la stragrande maggioranza delle sue traduzioni erano non sbagliate ma pilotate, nel senso che lui voleva sostenere delle tesi e quindi dove le cose non collimavano, lui giocava un po' di "può significare anche" , troppo allegramente però.
                            Quel che è vero è che i sumeri parlano di una creazione da cui la genesi biblica sembrerebbe copiata pari pari e adattata ad un'idea monoteista e divina, e altri racconti/miti tipo il diluvio universale e, più incredibili, conflitti che ricorderebbero una guerra nucleare. ovviamente però i racconti sumeri non sono cose viste in prima persona ma la trascrizione della loro mitologia, quindi rimane comunque un certo grado di fantasia.
                            Per quel che concerne la teoria degli antichi astronauti, scientificamente chiamata interventismo , dalla genesi sumera si ricava che gli dei, che non sono considerati tali dai sumeri però, arrivati sul pianeta han modificato geneticamente alcuni individui/animali già presenti sul pianeta per trasformarli in lavoratori, in seguito al diluvio famoso poi, persa la possibilità di proseguire lo sfruttamento minerario a causa dei danni derivanti dal cataclisma, un secondo intervento genetico ha "ampliato" la capacità di imparare ed evolversi dell'uomo rendendolo, di fatto, pari agli alieni (dei) cui ci si è poi mischiati causando l'accorciamento della durata delle vite dei discendenti degli alieni (i patriarchi biblici) man mano che il "sangue" alieno si diluiva in quello terrestre e i contatti con il pianeta di origine si interrompevano..
                            Questa doppia creazione, mascherata in modo molto maldestro, si trova anche nella bibbia, come, allo stesso modo, la scomparsa dei patriarchi coincide con la fine dei rapporti "diretti" con dio.

                            questo per essere molto sintetici.

                            Sicuro?


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                              « Risposta #29 il: Aprile 12, 2013, 09:15:58 am »
                              Sicuro?
                              che come teoria sia chiamata interventismo si, che sia scientifica no, in effetti avrei dovuto dire che a livello di discussione tecnica è chiamata così.
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                              Assioma di Cole: l'intelligenza nel mondo è una costante.... la popolazione è in aumento.

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