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Chef Culapierto

    Diego Armando Maradona
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Io la pizza gourmet me la vado a mangiare, non solo per uscire dalla monotonia di capricciosa, marinara, margherita e salsicc e friarielli, ma anche perché secondo me oltre agli ingredienti, in una pizzeria gourmet paghi anche il costo della ricercatezza (che ha un costo in tempo e risorse umane) e del servizio, che non è solo il cameriere che ti porta la pizza a tavola o che sparecchia, paghi anche l'impegno a trovare l'accostamento originale, la scelta di quella patata specifica pure per un crocchè, perché rispetto a quell'altra patata ha meno amido, una consistenza migliore o che ne so. Paghi anche per l'ingrediente fresco che se non viene usato si perde e si butta e per un impasto leggero che lievita tanto tempo e non ti resta mai sullo stomaco.

Faccio tre esempi scemi, dai Masanielli (Sasà, non Francesco), la mia ragazza prese una pizza da 8-9 euro. La portarono a tavola e la pizza era bella, cotta bene, condita bene e aveva un ottimo sapore. Dopo un minuto, con la pizza già cominciata, arriva il cameriere mortificato con un'altra pizza in mano, si scusa e dice che ha commesso un errore perché il pizzaiolo ha detto che quella pizza non doveva uscire e che ne ha fatta già un'altra, si scusa di nuovo, chiede il permesso di prendere il piatto e lo sostituisce con l'altra pizza. Noi non ci eravamo accorti di niente, allora la mia ragazza chiede cosa avesse di sbagliato e il cameriere ci mostra un buchetto piccolissimo sul cornicione, tipo di una bolla d'aria che era scoppiata, come ne ho visti su un milione di pizze, e ripete che il pizzaiolo aveva detto che non doveva uscire ed era stata portata per errore. 

Secondo esempio, qualche mese fa siamo andati da Nino Pannella a Mariglianella, che ha una pizzeria conosciuta ad Acerra e che adesso ha aperto anche una seconda sede dove lavora un altro pizzaiolo. Era in settimana e il locale non era pieno, quindi per posizione e per via della cucina a vista si sentiva ogni tanto quello che diceva il pizzaiolo. Esce una pizza e l'aiutante la mette in un piatto, ma il pizzaiolo che stava facendo altro si gira e dice che quella pizza non deve uscire e che la rifà subito perché, cito testualmente, non era abbastanza rotonda.

Terzo esempio, vado da Gigione a Pomigliano, prendo un panino composto che viene intorno ai 9-10 euro e specifico la cottura al sangue per l'hamburger. Io ammetto che sono un po' fissato, perché la carne se so che è buona la mangio quasi solo al sangue e già la media cottura mi fa passare la voglia. Comunque inizio il panino e dopo qualche morso mi rendo conto che l'hamburger non è ben cotto, neanche medio, però quasi. Lo dico al cameriere che non si scompone proprio, si scusa, prende il panino e lo porta dentro e dopo 5-10 minuti scarsi mi arriva un altro panino.

In questi tre casi, due provocati spontaneamente da chi sta in cucina e uno condizionato, il costo di un piatto, che per un errore banale e che può capitare tante volte durante un servizio, finisce per raddoppiare. Ed è un costo che incide maggiormente, secondo me, su una pizzeria o una paninoteca gourmet, prima di tutto per il costo degli ingredienti, ma anche perché nella pizzeria classica le aspettative sono differenti e l'errore dal cliente viene tollerato più facilmente, in una pizzeria gourmet il cliente sa di pagare per un prodotto d'eccellenza e pretende l'eccellenza, quindi sarà più portato a notare il difetto.
Io sono esperto di economia e gestione nei limiti dell'esame di Micro e Macro che ho dato a Giurisprudenza, però se gestissi una pizzeria gourmet conterei anche questo nella decisione del prezzo.
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