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Eternauta

    Gianfranco Zola
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Ho sempre tifato Napoli e sono stato orgoglioso del gioco che Sarri ha saputo dare alla squadra nei suoi tre splendidi anni all'ombra del Vesuvio, seppure non conditi da alcun trofeo. Quando Mazzarri lasciò presi a seguire le sue vicende con l'odio tipico dell'amante tradito: per me quella contro l'Inter era diventata LA PARTITA, il match da non dover assolutamente perdere. Poi con il tempo il mio rancore s'è attenuato e non nascondo di provare una certa simpatia ora che allena il Torino (non prima di aver provato enorme soddisfazione per i suoi fallimenti a Milano e oltremanica, però). Benitez, aldilà dei trofei, ho cominciato a disprezzarlo già quando sedeva sulla nostra panchina, nonostante qualche titolo vinto. Gli ultimi mesi erano veramente orribili, e non nascondo che guardare la partita del Napoli era diventato quasi un sacrificio più che un piacere. La tattica sconclusionata e la pessima fase difensiva (in due anni non è riuscito a correggere gli errori, sempre gli stessi) mi hanno fatto cambiare idea sul suo conto, nonostante il palmarès: come abbia fatto un allenatore così incapace a vincere tanto ancora non riesco a spiegarmelo. Gli ho augurato quindi i peggiori fallimenti quando è andato via sorridendo, mentre noi ancora ci leccavamo le ferite della mancata qualificazione Champions, fallimenti che trovavo giusti per l'uomo, tronfio e arrogante come pochi, ma soprattutto per l'allenatore, davvero scarso. Di Higuain serberò sempre il ricordo del record di segnature in campionato: qui era un re, ha preferito essere un soldato altrove fino a diventare un indesiderabile ovunque, nazionale compresa. Il karma lo ha già ampiamente condannato.
Sarri l'ho apprezzato come uomo e allenatore qui a Napoli, ho continuato a seguire le sue vicende al Chelsea facendo il tifo per lui (e Jorginho) e mi ha fatto sinceramente piacere vederlo sorridente accanto al suo primo trofeo. Ora passerà alla Juve e, nonostante condivida i discorsi sul professionismo, non riuscirò più a fare il tifo per lui in alcuna competizione. Ma non perché traditore della patria, omm 'e merda e altri epiteti simili, semplicemente perché vestirà la casacca della squadra più amata e al tempo stesso odiata di Italia, una delle nostre storiche rivali ma soprattutto la nostra nemesi di questi ultimi anni. Ora sarà semplicemente un avversario, ma non nascondo di provare una certa curiosità per come l'allenatore (e l'uomo) saprà calarsi in una realtà così diversa, e per come l'ambiente Juve saprà (dovrà) accettare una filosofia di gioco profondamente diverso dal suo DNA.
Inutile specificare che spero in un fallimento dell'uno e dell'altra, senza odio ma solamente per il tornaconto personale del Napoli, con la speranza che gli azzurri sappiano inserirsi se qualche eventuale passo falso dei bianconeri rallenti il loro cammino (Conte permettendo).

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