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demian88

    Degustatore di ananassi
    Diego Armando Maradona
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Italia da Top8 se saprà soffrire

La Nazionale deve essere conscia dei propri limiti in un Europeo senza squadroni a parte Spagna, Serbia e Francia


Siamo un popolo di santi, poeti e navigatori. Ma soprattutto di sognatori. Vero, lo scetticismo e la negatività spesso ci sono compagne, ma alla fine con la nostra unicità, quell’arte di arrangiarsi, arriviamo dappertutto. Per questo ci verrebbe voglia di immaginare l’Italia a Istanbul, a giocarsi magari una medaglia, quantomeno tra le prime otto d’Europa. Immaginazione che potrebbe anche sfondare nella realtà, ma più probabilmente resterà relegata nel mondo dei sogni. Sono numerosi i fattori da soppesare aspettando il debutto di questa sera (ore 20.30) contro Israele, e peggior avvio non ci poteva capitare visto che siamo a Tel Aviv e affrontiamo gli ospiti alla gara inaugurale, quando saranno carichi come delle molle, con l’entusiasmo alle stelle e l’inevitabile impatto col reale valore dei dodici eroi di casa ancora lontano. Sarebbero stati molto più abbordabili più avanti.
fattoriMeglio però preoccuparsi dei fattori che non sfuggono al nostro controllo. Quella di Ettore Messina è una Nazionale che piace, di bravi ragazzi – forse troppo sul campo, dove spesso serve qualcuno con la cattiveria più tipica dei serbi, per intenderci – di buoni giocatori, con qualche stella. Perché faccia strada servono alcune cose, imprescindibili. Che tutti difendano come se da ogni possesso dipendesse la loro vita. Che lo facciano per tutti i 40 minuti, in apnea, senza mai risalire per prendere fiato. Non se lo possono permettere perché non hanno un gap tale di talento per poi rialzarsi quando prendono uno sberlone da chi gli è superiore. Che non fermino la palla in attacco, cercando l’uomo libero con un passaggio in più. E che si prendano responsabilità col coraggio che aiuta non solo gli audaci ma chi conosce i limiti della squadra, andando oltre con qualche guizzo individuale ma non individualista, sapendo cogliere questa sottile ma fondamentale differenza. Banalità, in fondo. Cose che predicano tutti gli allenatori, e che Messina sta cercando di inculcare nel gruppo azzurro dal primo giorno. Ma qui non c’è da inventare la pallacanestro, solo metterla in atto nel miglior modo possibile.
il girone Arriviamo in Terra Santa senza aggrapparci ai miracoli.
Perché se solo giocheremo come ad Atene, dovremmo passare agli ottavi in scioltezza, mettendoci dietro quantomeno Germania e Ucraina, le più deboli del girone. Detto di Israele e della sfida spartiacque iniziale, con la Georgia ce la vediamo alla pari, anche se la coppia di lunghi Shermadini-Pachulia è kryptonite per la nostra Nazionale. La Lituania è forse fuori portata, perché, onestamente, chi lo ferma Valanciunas? Ma non è la squadra di mostri di qualche anno fa. Eccolo, lo spirito dei sognatori che ci prende la mano... Perché, arrivati a Istanbul, inizierà il bello. O finirà anche in fretta se dovessimo incrociare una squadra oggettivamente superiore, come la Francia. Vero, le più grandi imprese azzurre sono arrivate da momenti di enorme difficoltà (il -33 di Lulea con la Francia all’Europeo 2003, poi chiuso col bronzo, ad esempio), ma nelle corde di questo gruppo deve esserci la linearità più che l’estemporaneità. Davanti ci sono Spagna – su tutte – Serbia, Francia e forse la Croazia. La Grecia senza Antetokounmpo non fa paura, la Slovenia con Doncic un po’ di più, una sorpresa salta sempre fuori. Giocarcela con queste sarebbe già un successo. Tutto quello che verrà in più, è un sogno.
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