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S.S.C. Napoli 1926 > Diego Armando Maradona [D10S]

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image viva o reee!:
Squadra del cuore:
Novembre 25, 2020, 22:59:10 pm

Ho appena parlato a telefono con mio padre, arzillo 95enne che come me non vive a Napoli (ma lui ci è nato),e, sempre come me tifa da sempre per il Napoli anche se, almeno in passato, non lo seguiva più di tanto (ora invece si).
Ovviamente l'argomento della conversazione è stato subito la morte di D10s, e lui mi ha raccontato che il giorno che Diego arrivò a Napoli era li' al ricevimento successivo al matrimonio di un parente in uno degli alberghi più lussuosi sul lungomare dalle parti di Santa Lucia.
A un certo punto avvertì un trambusto sempre più forte e si accorse che molti degli invitati così come delle altre persone che erano nell'albergo ne uscivano per riversarsi sul lungomare, si informò e qualcuno gli disse che Maradona era arrivato a Napoli così che tanti correvano al San Paolo per vederlo mentre altri improvvisavano una specie di corteo all'aperto acclamando il Dio che era appena giunto....
Io, che ero giovane e ricordo benissimo gli anni che seguirono, non l'ho mai visto giocare dal vivo, ma quella scena, di cui mio padre non mi aveva mai parlato prima, me la rivedo così come se vi avessi assistito anche io....
Adios Diego sarai sempre al nostro fianco contro tutti quelli che ci vogliono male....         

     

image SPicciFoggia:
Squadra del cuore:
Novembre 25, 2020, 22:59:51 pm

Citazione da: alex70 - Novembre 25, 2020, 22:32:37 pm
Beh...io, come sapete, sono uno di quelli che l'ha visto.
Si...io ho visto Maradona.

Dal primo momento.
E quindi ricordiamolo...ricordiamolo il primo momento.
Agosto 1984...prima sua volta al San Paolo...Napoli-Arezzo Coppa Italia.
75.000 persone ( almeno questi furono i biglietti ufficiali venduti, ma quella sera allo stadio c'era gente pure aggrappata ai piloni ), io quattordicenne in curva A insieme a mio fratello e mio zio.

Bagni non aveva ancora firmato, non si sapeva se avrebbe giocato, 10 minuti prima della partita appare la formazione sul tabellone dello stadio.
Questo qua per intenderci:



Lampeggiante il nome di Bagni.
BOATO !!
E, subito dopo, lampeggiante pure quello di Maradona.
Secondo BOATO !!
L'intera formazione scritta sul tabellone coi loro due nomi che lampeggiavano.

Lo stadio diventa una bolgia...immaginatelo ora, ai giorni nostri, se il Napoli giocasse contro una media di serie B, che so, tipo l'Entella.
Se foss'm 10.000 sarebbe un miracolo...allora non truav' post manc ngopp e scale ca purtavan int e bagni !!

Ventesimo del primo tempo.
Punizione da 25 metri.
Diego sistema la palla.
Lo stadio già ribolliva, sapevamo tutti che stavamo per assistere a qualcosa di grande.
E lo era.

Era il primo appuntamento liturgico  di una serie lunghissima durata 7 anni...era la prima punizione di Maradona al San Paolo.
La calciò verso la curva A, dove ero io.
Chi è stato allo stadio almeno una volta in vita sua sa cosa significa vedere un gol da dietro, una visuale diversa da quella televisiva...vedi la palla partire da lontano, avvicinarsi, venire verso di te.
Vedi la porta gonfiarsi pure lei verso di te...se la palla non venisse fermata arriverebbe pure lei fin da te.
BOATO !
Indescrivibile.
Sacro.
Liturgico.

Era cominciata.
Era cominciato tutto.
La leggenda, il sogno, tutto.
Cominciò tutto con quella punizione.
Dopo quel gol cominciammo a cavalcare, una città intera dietro uno gnomo alto 1,65 che dispensava magia coi suoi piedi.

Ma la punizione fu la cosa più importante della serata ma non la più bella.
La più bella se la possono ricordare solo quelli che, come me, erano presenti.
Non entra nei tabellini, ma nel cuore.

Palla in attacco per noi sulla linea di fondo.
Maradona la controlla con l'avversario addosso.
Si inventa da lì ( ripeto, linea fondo...più vicino alla bandierina del calcio d'angolo che alla porta avversaria ) una semi sforbiciata che, in modo magico e contro ogni legge fisica, colpisce la traversa con il portiere dell'Arezzo che manco capisce da dove sia sbucato il pallone.

La punizione era stato l'inizio della liturgia è vero, ma ne avevamo viste anche prima alla fine...solo un anno prima dalle nostre parti era passato un certo Dirceu che non è che non ci avesse fatto vedere colpi simili.
Ma quella sforbiciata, quel colpo magico...era un qualcosa non solo di mai visto, era un qualcosa di neanche mai immaginato !

Ci guardammo, non esultammo...però ricordo cosa pensai.
Pensai:
"Ma c'ha fatto ?...Ma cumm' ha fatto ?...Ma chi è chist ??? "


Era lui.
Era El Diego !!!!


...


< Mucologi opinionisti siete peggio dei giornalaisti; forumotti schizzichiologi siete peggio dei Mucologi!! > #PE2Z8

image Nick Fury:
Squadra del cuore:
Novembre 25, 2020, 23:00:49 pm

Citazione da: alex70 - Novembre 25, 2020, 22:32:37 pm
Beh...io, come sapete, sono uno di quelli che l'ha visto.
Si...io ho visto Maradona.

Dal primo momento.
E quindi ricordiamolo...ricordiamolo il primo momento.
Agosto 1984...prima sua volta al San Paolo...Napoli-Arezzo Coppa Italia.
75.000 persone ( almeno questi furono i biglietti ufficiali venduti, ma quella sera allo stadio c'era gente pure aggrappata ai piloni ), io quattordicenne in curva A insieme a mio fratello e mio zio.

Bagni non aveva ancora firmato, non si sapeva se avrebbe giocato, 10 minuti prima della partita appare la formazione sul tabellone dello stadio.
Questo qua per intenderci:



Lampeggiante il nome di Bagni.
BOATO !!
E, subito dopo, lampeggiante pure quello di Maradona.
Secondo BOATO !!
L'intera formazione scritta sul tabellone coi loro due nomi che lampeggiavano.

Lo stadio diventa una bolgia...immaginatelo ora, ai giorni nostri, se il Napoli giocasse contro una media di serie B, che so, tipo l'Entella.
Se foss'm 10.000 sarebbe un miracolo...allora non truav' post manc ngopp e scale ca purtavan int e bagni !!

Ventesimo del primo tempo.
Punizione da 25 metri.
Diego sistema la palla.
Lo stadio già ribolliva, sapevamo tutti che stavamo per assistere a qualcosa di grande.
E lo era.

Era il primo appuntamento liturgico  di una serie lunghissima durata 7 anni...era la prima punizione di Maradona al San Paolo.
La calciò verso la curva A, dove ero io.
Chi è stato allo stadio almeno una volta in vita sua sa cosa significa vedere un gol da dietro, una visuale diversa da quella televisiva...vedi la palla partire da lontano, avvicinarsi, venire verso di te.
Vedi la porta gonfiarsi pure lei verso di te...se la palla non venisse fermata arriverebbe pure lei fin da te.
BOATO !
Indescrivibile.
Sacro.
Liturgico.

Era cominciata.
Era cominciato tutto.
La leggenda, il sogno, tutto.
Cominciò tutto con quella punizione.
Dopo quel gol cominciammo a cavalcare, una città intera dietro uno gnomo alto 1,65 che dispensava magia coi suoi piedi.

Ma la punizione fu la cosa più importante della serata ma non la più bella.
La più bella se la possono ricordare solo quelli che, come me, erano presenti.
Non entra nei tabellini, ma nel cuore.

Palla in attacco per noi sulla linea di fondo.
Maradona la controlla con l'avversario addosso.
Si inventa da lì ( ripeto, linea fondo...più vicino alla bandierina del calcio d'angolo che alla porta avversaria ) una semi sforbiciata che, in modo magico e contro ogni legge fisica, colpisce la traversa con il portiere dell'Arezzo che manco capisce da dove sia sbucato il pallone.

La punizione era stato l'inizio della liturgia è vero, ma ne avevamo viste anche prima alla fine...solo un anno prima dalle nostre parti era passato un certo Dirceu che non è che non ci avesse fatto vedere colpi simili.
Ma quella sforbiciata, quel colpo magico...era un qualcosa non solo di mai visto, era un qualcosa di neanche mai immaginato !

Ci guardammo, non esultammo...però ricordo cosa pensai.
Pensai:
"Ma c'ha fatto ?...Ma cumm' ha fatto ?...Ma chi è chist ??? "


Era lui.
Era El Diego !!!!


...
Bellissimo.

image 'o Banc 'e Napule:
Squadra del cuore:
Novembre 26, 2020, 08:19:09 am

Credo sia molto bello condividere con voi il ricordo di Gianni Minà.

A DIEGO

Con Maradona il mio rapporto è stato sempre molto franco.
Io rispettavo il campione, il genio del pallone, ma anche l’uomo, sul quale sapevo di non avere alcun diritto, solo perché lui era
un personaggio pubblico e io un giornalista.
Per questo credo lui abbia sempre rispettato anche i miei diritti e la mia esigenza, a volte, di proporgli domande scabrose.
So che la comunicazione moderna spesso crede di poter disporre di un campione, di un artista soltanto perché la sua fama lo obbligherebbe a dire sempre di sì alle presunte esigenze
giornalistiche e commerciali dell’industria dei media.
Maradona, che ha spesso rifiutato questa logica ambigua, è stato tante volte criminalizzato.
Una sorte che non è toccata invece, per esempio, a Platini, che come Diego ha detto sempre no a questa arroganza del giornalismo moderno, ma ha avuto l’accortezza di non farlo brutalmente, muro contro muro, bensì annunciando, magari con un sorriso sarcastico, al cronista prepotente o pettegolo “dopo quello che hai scritto oggi, sei squalificato per sei mesi. Torna da me al compimento di questo tempo.”
Era sicuro, l’ironico francese, che non solo il suo interlocutore assalito dall’imbarazzo non avrebbe replicato, ma che la Juventus lo avrebbe protetto da qualunque successiva polemica.
A Maradona questa tutela a Napoli non è stata concessa, anzi, per tentare di non pagargli gli ultimi due anni di contratto, malgrado le tante vittorie che aveva regalato in pochi anni agli azzurri, nel
1991 gli fu preparata una bella trappola nelle operazioni antidoping successive a una partita con il Bari, in modo che fosse costretto ad andarsene dall’ Italia rapidamente.
Eppure nessuno, né il presidente Ferlaino, né i suoi compagni (che per questo ancora adesso lo adorano) né i giornalisti,
né il pubblico di Napoli, hanno mai avuto motivo di dubitare della lealtà di Diego.
Io, in questo breve ricordo, a conferma di questa affermazione, voglio segnalare un semplice episodio riguardante il nostro rapporto di reciproco rispetto.
Per i Mondiali del ’90, con l’aiuto del direttore di Rai Uno Carlo Fuscagni, mi ero ritagliato uno spazio la notte, dopo l’ultimo telegiornale, dove proponevo ritratti o testimonianze dell’evento
in corso, al di fuori delle solite banalità tecniche o tattiche. Questa piccola trasmissione intitolata “Zona Cesarini”, aveva suscitato però il fastidio dei giovani cronisti d’assalto (diciamo così…) che
occupavano, in quella stagione, senza smalto, tutto lo spazio possibile ad ogni ora del giorno e della notte. La circostanza non era sfuggita a Maradona ed era stata sufficiente per avere tutta la sua simpatia e collaborazione.
Così, nel pomeriggio prima della semifinale Argentina-Italia, allo stadio di Fuorigrotta di Napoli, davanti a un pubblico diviso fra l’amore per la nostra nazionale e la passione per lui, Diego,
mi promise per telefono: “Comunque vada verrò al tuo microfono a darti il mio commento. E tengo a precisare, solo al tuo microfono.”
La partita andò come tutti sanno. Gol di Schillaci e pareggio di Caniggia per un’uscita un po’ avventata di Zenga.
Poi supplementari e calci di rigore con l’ultimo, quello fondamentale, messo a segno proprio da quello che i napoletani chiamavano ormai “Isso”, cioè Lui, il Dio del pallone.
L’atmosfera rifletteva un grande disagio. Maradona, per la seconda volta in quattro anni, aveva riportato un’Argentina peggiore di quella del Messico, alla finale di un Mondiale che la Germania, qualche giorno dopo, gli avrebbe sottratto per un rigore regalato dall’arbitro messicano Codesal, genero del vicepresidente della Fifa Guillermo Cañedo, sodale di Havelange, il presidente brasiliano del massimo ente calcistico, che non avrebbe sopportato due vittorie di seguito dell’Argentina, durante l’ultima parte della sua gestione.
C’erano tutte le possibilità, quindi, che Maradona disertasse l’appuntamento. E invece non avevo fatto a tempo a scendere negli spogliatoi, che dall’enorme porta che divideva gli stanzoni
delle docce dalle salette delle tv, comparve, in tenuta da gioco, sporco di fango e erba, Diego, che chiedeva di me, dribblando perfino i colleghi argentini. C’era, è vero, nel suo sguardo,
un’espressione un po’ ironica di sfida e di rivalsa verso un ambiente che in quel Mondiale, non gli aveva perdonato nulla, ma c’era anche il suo culto per la lealtà che, per esempio, lo aveva fatto
espellere dal campo solo un paio di volte in quasi vent’anni di calcio.
Cominciammo l’intervista, la più ambita al mondo in quel momento, da qualunque network.
Era un programma registrato che doveva andare in onda mezz’ora dopo, perché più di trent’anni di Rai non mi avevano fatto “meritare” l’onore della diretta, concessa invece al cicaleggio più inutile.
Ma a metà del lavoro eravamo stati interrotti brutalmente non tanto da Galeazzi (al quale per l’incombente tg Diego concesse un paio di battute) ma da alcuni di quei cronisti d’assalto che già
giudicavano la Rai cosa propria e che pur avendo una postazione vicina ai pullman delle squadre, volevano accaparrarsi anche quella dove io stavo intervistando Maradona. El Pibe de Oro fu
tranciante: “Sono qui per parlare con Minà. Sono d’accordo con lui da ieri. Se avete bisogno di me prendete contatto con l’ufficio stampa della Nazionale argentina. Se ci sarà tempo vi accorderemo qualche minuto.” Aspettò in piedi, vicino a me, che terminasse l’intervista con un impavido dirigente del calcio italiano, disposto a parlare in quella serata di desolazione, poi si risedette, battemmo un nuovo ciak e terminammo il nostro dialogo interrotto. Quella testimonianza speciale, di circa venti minuti, fu richiesta anche dai colleghi argentini, e andò in onda (riannodate le due parti) dopo il telegiornale della notte.
Fu un’intervista unica e giornalisticamente irripetibile, solo per l’abitudine di Diego Maradona a mantenere le parole date.
Lo stesso aveva fatto per i Mondiali americani del ’94 quando aveva accettato per due volte di ritornare all’attività agonistica in nazionale prima per assicurare la partecipazione alla querida
Argentina nel match di spareggio contro l’Australia e poi giocando tre partite all’inizio dei Mondiali stessi, prima che lo fermassero. Eppure, val la pena ricordarlo, nel momento in cui, con un’accusa
ridicola era stato sospeso per doping dopo le prime due partite.
La Federazione del suo amato paese non aveva mandato nemmeno un avvocato a respingere legalmente l’imputazione che non stava in piedi: “Hanno preferito trafiggere con un coltello il cuore di un bambino” aveva commentato Fernando Signorini, il suo allenatore e consigliere, quando la mattina dopo ci eravamo incontrati.
L’intervista da un motel dove aveva soggiornato con i parenti l’avevo ottenuta io. I giapponesi l’avevano mandata in diretta e i francesi in differita, un po’ di ore dopo, non credendola
possibile.
Così, insomma, questo modo di comportarsi da grande e da piccino lo ha portato a superare ogni avversità e pericoli – anche quelli che sembravano impossibili – della sua esistenza.
Dalla polvere di Villa Fiorito, nella provincia di Buenos Aires, dove è cominciata la sua avventura di più grande calciatore mai nato alla militanza politica nei partiti progressisti latinoamericani per i quali
ha dato molte volte la propria faccia.
Nessun calciatore è mai arrivato a tanto.
Diego, per una ironia del destino, se n’è andato da questo mondo lo stesso giorno di un altro gigante, Fidel Castro.
Alla fine li rimpiangeremo, come succede a chi ha lasciato una traccia indelebile nel gioco del calcio e della vita.
E ora silenzio.
Il suo prezzo al mondo del pallone lo ha pagato da tempo.

image Abi:
Squadra del cuore:
Febbraio 23, 2021, 19:51:38 pm

Il mio ricordo più emozionante di Diego, sembra strano... non è un suo goal

1989, la notte di Stoccarda... avevo 7 anni... ma ricordo quell'assist di testa a Ferrara come se fosse ieri :love: :love: :love:

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