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image welpocho:
Giugno 10, 2011, 18:30:36 pm

"Riecco i fucili puntati su Napoli", questione di risentimento juventino che non svanisce

E ci risiamo! La solita gogna mediatica su Napoli e sul Napoli e poi finisce che sono i Napoletani ad essere i soliti vittimisti. Tuttosport, La Stampa, Tuttojuve.net, ma non solo; le testate giornalistiche cartacee e online di Torino e dintorni hanno rinvigorito il fuoco di fila puntando le baionette in direzione Napoli, e non è certo una novità. Vengono in mente le parole di mister Mazzarri alla vigilia di Inter-Napoli della scorsa Epifania: «Questo Napoli comincia ad essere temuto e i nemici stanno uscendo allo scoperto. Facciamo paura, I fucili sono puntati da tutte le parti e io sono soddisfatto, sperando che la squadra capisca questo spirito». Eppure Walter il mago è di San Vincenzo, Livorno, mica di San Giorgio a Cremano?! Delle due l’una: o Mazzarri è davvero malato di vittimismo come i suoi detrattori affermano oppure si è talmente calato nella realtà napoletana da aver capito come vanno le cose. C’è da sperare che, oltre la squadra, anche la città capisca la dinamica perchè si colpisce il Napoli per colpire Napoli, e viceversa. Ecco il mostro in prima pagina, si chiama Napoli se non si era capito. Pregiudicati a bordo campo, mancate esultanze ai goal della squadra di casa, e tanto basta per scrivere che il Napoli c’è dentro fino al collo e che la retrocessione degli azzurri è all’orizzonte, che è Napoli l’epicentro del problema. Ecco d’amblée svanire il debito pubblico e il paese che arretra, la disoccupazione giovanile che non è più solo giovanile, i rifiuti tossici sotterrati e sommersi dal Garigliano in giù, la forbice tra nord e sud che si allarga, gli scandali del primo ministro e gli stipendi d’oro in parlamento… tutto finisce sotto il tappeto magico della camorra, del marciume della società napoletana che se non ci fosse bisognerebbe inventarla. Occasione da non perdere, calcio e camorra nello stesso momento, quale miglior mix per produrre un’arma di “distrazione” di massa? Inutile domandarsi chi tenga in vita le mafie in Italia quanto entrare nel merito delle inchieste che se dovessero accertare responsabilità o implicazioni di qualche tesserato del Napoli sarebbero i Napoletani per primi a chiederne pena esemplare. Ma al momento non c’è nulla se non una fotografia di un affiliato ad un clan camorristico a bordo campo durante Napoli-Parma dello scorso anno, e non fa niente che al momento dello scatto non era destinatario di provvedimento giudiziario e non latitante come lo è oggi. Un uomo entrato sul terreno di gioco come addetto alla manutenzione del prato reso famoso dai giornali per la sua manipolata indifferenza al goal di Hamsik, e non fa niente che è poi diventata esultanza. E niente fa neanche che i flussi delle giocate sulle tre partite del Napoli sotto la lente d’ingrandimento siano risultati regolari ai primi controlli. Serve forse sottolineare che la procura della Figc le abbia archiviate perchè non sono emerse condotte di rilievo disciplinare? Per qualcuno il Napoli non è che sia già colpevole ma sarebbe auspicabile che lo fosse. Il solito noto di tuttojuve.net evidenzia come sia bella la città dei Pulcinella, al plurale, non al singolare (leggi l’attacco di Vincenzo Ricchiuti). E i pulcinella in questione non hanno maschera ma connotati ben precisi corrispondenti a quelli del neosindaco De Magistris, del Procuratore Lepore, del PM Narducci e del Tenente Colonnello Auricchio. E subito vengono in mente le elezioni amministrative e quelle minacce della vigilia e del giorno dopo a una città che non poteva permettersi un sindaco di legge, quella legge che proprio a Napoli sta mettendo mano al processo più squallido della storia del calcio italiano. La mano è sempre la stessa, quella di uno juventino di fede e napoletano di residenza che alla vigilia dell’umiliante sconfitta di Napoli-Juventus aveva lanciato strali contro i napoletani con una sconclusionata e permalosa reazione alla campagna “Ma perché sei tifoso della Juve se sei di Napoli?”. Quello strillo infantile che niente seppe esprimere oltre agli insulti fu strozzato in gola dal “triplete” di Cavani, ma evidentemente il risentimento pompava ancor più. E allora rieccolo esplodere il nostro a offendere Napoli, il suo sindaco e i suoi uomini di giustizia. Ma i Napoletani, anche in questa situazione, non si scompongano perché è chiaro da dove arrivi tutto questo livore. Sappiano che gli juventini sono logorati dal processo a “calciopoli” che si celebra a Napoli, maledetta Napoli! E ora chi indaga sul calcioscommesse? La Procura di Napoli, ancora quella. Per Napoli e per la verità è la maggiore garanzia, ma per loro proprio no. I Napoletani capiscano, quelli vorrebbero vederli sparire i vesuviani… e pure quando intenderebbero vendicarsi sul campo per cotanta sofferenza finiscono al 90’ con maggiore frustrazione alla vista di Hamsik in delirio in casa propria, di Cavani che si porta sottobraccio il pallone-ricordo tra le mura domestiche, ma anche del palleggiato Quagliarella che prima bacia la maglia azzurra bucando Manninger e poi quella bianconera se la deve levare insieme alle scarpette proprio alla vigilia del grande ritorno. Li comprendano i Napoletani per questi due anni di atroce supplizio post-cadetteria, uno peggio dell’altro, culminati in un bye-bye all’Europa, mentre gli azzurri timbravano il passaporto per l’olimpo continentale. Erano abituati a vincere, a fregiarsi di ogni alloro nella rincorsa alla terza stella e all’improvviso non gli riesce più mentre il potere si è spostato di 140 km a nord-est. Siano indulgenti i Pulcinella, perché è chiaro che le azioni di disturbo su Mazzarri e Inler sono, appunto, ronzii su un allenatore che di fatto è ancora all’ombra del Vesuvio e su un giocatore che forse mangerà pizza e non bagnacauda se è una buona forchetta. I tifosi azzurri si appassionino al potenziamento della squadra finchè non c’è reale motivo di preoccuparsi. Gli altri guardino in casa propria che di guai ce ne sono abbastanza, ed evitino di mostrare il loro risentimento in maniera così sfacciata. Perepereppeppereppeppè… i “bersaglieri” dell’informazione stanno accorrendo, dando fiato alle trombe con le loro piume di gallo cedrone al vento; vogliono fare la loro Italia del pallone cacciando il “tiranno” del sud. Ma stavolta non ci riusciranno!

<a href="http://www.youtube.com/v/Euj52gtoHUE" target="_blank" class="new_win"><a href="http://www.youtube.com/v/Euj52gtoHUE" class="bbc_link" target="_blank">http://www.youtube.com/v/Euj52gtoHUE</a></a>

http://www.calcionapoli24.it/?action=read&idnotizia=19926

Prendo spunto dall' articolo spracitato per raccogliere e commentare ciò che scrivono i giornali sul Napoli e i suoi tifosi.

image sasynapoli:
Squadra del cuore:
Giugno 10, 2011, 20:20:46 pm

L'altroparlante è il gruppo del mio prof di fisica. :star:

Gino Magurno.

image Bhalord:
Squadra del cuore:
Giugno 10, 2011, 21:04:51 pm

Mi pare che che sia stato detto tutto.
 :letto:

image ghor:
Squadra del cuore:
Giugno 11, 2011, 09:37:03 am

Da sempre leggo, ascolto e accuso questa gogna mediatica che spesso infatti è servita come distrazione per evitare di parlare di guerre poco simpatiche, procedimenti contro il nostro Premier, scandali che lo riguardano oppure della marcia di 1 milione di lavoratori che spesso vengono sgonfiati a 100.000 dal TG4 ("pochi facinorosi anarco-insurrezionalisti...") a diversi milioni dai sindacati.

Ovviamente la lotta è impari: da un lato TV e giornali nazionali, dall'altro media locali. C'è una differenza di lettori, ascoltatori, telespettatori e soprattutto di potere e soldi... abissale!

Viviamo in uno stato dove il potere economico è ed è sempre stato al nord. Dove il potere politico è stato sempre (quasi sempre) a Roma e dove la merda, intesa essa come mafie, scorie radioattive eccetera, sono sempre state al sud, la terra della disoccupazione.

Al Sud non c'è molto lavoro, pertanto chi studia e non vuole finire male o a fare lavori per cui i suoi studi c'entrano assai poco, è costretto a migrare. Centro, Nord, estero... poco importa. Valigia in una mano, biglietto nell'altra e via verso la fortuna...

Una volta forse! Oggi la fortuna si chiama "stage formativo senza rimborso spese". Ti sfruttano sei mesi e poi si vede...

Il punto è: al sud non c'è lavoro perchè non esistono aziende, realtà statali e parastatali che lo offrono oppure i meridionali non hanno voglia di lavorare?
Forse un po' e un po' ma è ovvio che se quelli che hanno voglia migrano, restano in larga parte quelli meno volenterosi che stanno bene a casa coi genitori.

Se invece qui ci fossero i presupposti, le infrastrutture, se ci fosse un'altra voglia di fare, probabilmente le migliaia, decine di migliaia di laureati non partirebbero per cercare la fortuna altrove ma lavorerebbero qui, rendendo questo posto migliore.
A loro volta quelli meno volenterosi, spinti dagli amici e parenti + volenterosi, si prodigherebbero maggiormente, trasformando almeno in parte la loro voglia di non fare niente in qualcosa di più utile alla società stessa.

E' questo il punto: le cose non possono cambiare da sole se c'è ormai un trend che va avanti da cento anni.
La politica assistenziale non serve a nulla: mettere la pezza a colori se i buchi si moltiplicano a vista d'occhio non serve, è inutile. Bisogna capire cosa crea i buchi e combatterne la causa, altrimenti meglio lasciar perdere.

La verità è che l'Italia non è un paese all'avanguardia ma un paese che ha vissuto gli ultimi 20 anni al di sopra delle sue possibilità. I problemi finanziari non nascono tutti in USA, paese capace di esportare modelli di comportamento da almeno 60 anni a questa parte, ma sono insiti anche nel nostro modo di vivere, così orientato all'imitazione (cellulare di ultima generazione, look da grande fratello, portatile con design fico, auto sportiva, scarpe ultimo grido ecc.).
Il problema è che quando prendi 1500 euro al mese e vuoi vivere come un junior manager milanese che guadagna il triplo di te vai in difficoltà se vuoi comprarti le stesse scarpe, lo stesso notebook, la stessa macchina..

Questo paese ha sempre avuto due o forse anche tre velocità eppure a volte si fa finta di niente e ci si comporta da "italiani".

La coscienza civile di questo stato non è mai esistita: quando a Sarno ci furono i morti per le frane arrivarono cartoline dal nord che inneggiavano le morti e la scomparsa del paesino (Quindici). Un po' come quando allo stadio fanno i cori sul Vesuvio...

Se non esiste una coscienza civile nazionale questo paese si chiama Italia solo perchè qualcuno ha deciso così. Ma le differenze culturali a 150 anni dall'unità d'Italia sono ancora tantissime e quel che peggio si fa di tutto per mantenerle.
Attenzione: le differenze sono importanti, i primati culturali anche ma io parlo dell'unità nel senso "sentirsi parte dello stesso paese". Andatelo a raccontare ai sardi!

Io non saprei indicare una via corretta per uscire fuori da tutto questo ma la prima cosa che mi viene in mente di fare, anche se un po' provocatoria, sarebbe quella di separarsi dal resto del paese, lasciarlo ai suoi problemi e alla sua giusta velocità economica, e concentrarsi solo sulle nostre potenzialità.

Agricoltura, Turismo (culturale e non), Cucina, Servizi e chi più ne ha più ne metta.

Ricreare un'economia a chilometri zero, fare la spesa con il buon senso dei GAS (gruppi d'acquisto solidali), non vivere con falsi miti e modelli made in USA, vivere invece secondo le proprie possibilità. In 20-30 anni di vita "normale" si potrebbero mettere le cose a posto o almeno dare una bella botta ad un potenziale risanamento.

Ma forse tutto questo non avverrà mai e resterà solo un sogno di un meridionale che ha vissuto nella "capitale" per 5 anni senza aver mai potuto spiccare il volo....


image welpocho:
Giugno 13, 2011, 18:15:51 pm

CASO CALCIOSCOMMESSE, L'ENNESIMO PRETESTO PER ATTACCARE NAPOLI: VERGOGNA, BASTA!

Prendiamo spunto dal consueto ottimo lavoro di Angelo Forgione e del Movimento "VANTO" per approfondire un tema, che a noi di Calcionapoli24.it, come a loro, sta molto a cuore: la difesa della nostra CITTA' da attacchi vergognosi e basati sul nulla, sul concetto che ogni pretesto è buono per denigrare Napoli.
Napoletanitudine è un neologismo coniato per definire l'insieme di elementi che caratterizzano il legame tra i napoletani e la loro città. Questo termine si potrebbe accomunare ad un misto di saudade brasiliana ed orgoglio, quello tipico del popolo partenopeo, unico nel suo genere, sempre pronto ad uno scatto repentino se ferito nel profondo.
Napoli è grande e con essa, quest’anno più che mai, anche la squadra di calcio della città. Chi è e si sente davvero napoletano non può che tifare Napoli, questo vuol dire che al concetto di cui sopra si aggiunge anche altro, e cioè la foga del tifoso verace, quello innamorato come nessun altro dei colori della propria città.
Fa tristezza constatarlo, ma i sentimenti e l’orgoglio di appartenenza di questi tifosi sono spesso bistrattati dal resto del Paese, volendo fare un discorso specificatamente sportivo.
L’ultimo, ennesimo episodio che rimarca il concetto, qualora ce ne fosse ancora bisogna, lo si è avuto recentemente in occasione dello scandalo delle partite “truccate”.
E’ il Giugno 2011 quando scoppia il caso calcio scommesse. L’Atalanta ed il suo capitano, Cristiano Doni, risultano subito tra i principali indagati, ma non sono gli unici. La procura di Cremona, infatti, avvia indagini capillari su numerose squadre, fino a quando, improvvisamente, l’ANSA diffonde delle fotografie riguardanti presunte combine legate al Napoli. Tali scatti sono, però, tutt’altro che recenti. Nei fermo-immagine si distingue la presenza di un latitante a bordo campo il quale, secondo i media, non esulterebbe al goal di Hamsik in Napoli-Parma del 2010, destando quindi qualche sospetto. Tuttavia, dopo le prime forzature mediatiche, le riprese televisive fornite da Sky smentiscono ogni voce, dimostrando che l’uomo in questione si comporta da “normale tifoso”, e solo successivamente la Procura di Napoli interverrà chiarendo che il misterioso signore, nel 2010, era un uomo libero e che, soprattutto, i flussi di scommesse per quella ed altre partite del Napoli risultavano regolari. La SSC Napoli, dal canto suo, in quei giorni affermava che l’uomo presenziava in quanto “addetto al campo”.
Ciò che realmente preoccupa di tutta questa storia, e non tanto dal punto di vista sportivo, è però la reazione (automaticamente) suscitata tra la gente. C’è infatti chi, riferendosi a Napoli e al Napoli, parla già di “riferimento di innocenza”, come riportato negli articoli di alcuni quotidiani di informazione o presunti tali. I tifosi, come sempre i primi a sottolineare ipotetiche differenze e a prendere distanze geografiche, vengono così istigati alla reazione. E’ il caso di un supporter atalantino che davanti alle telecamere afferma con foga: “L’Atalanta è una società seria, noi non siamo napoletani, noi non abbiamo i boss dietro la rete della porta”.
Il calcio, si sa, dovrebbe unire e non dividere, eppure il pregiudizio, nel pallone, da sempre la fa da padrona. E di certo quanto accaduto non aiuta a migliorare la situazione. Ancor peggio, poi, se i primi a diffondere certe idee sono addirittura i dirigenti: “A Parma abbiamo i boss dei prosciutti e null’altro”; così il Patron del Parma, Tommaso Ghirardi, con accezione vagamente, forse volgarmente, denigratoria.
Simili opinioni in libertà ledono gravemente Napoli e il Napoli e, cosa ancor più grave, pascolano in tutto lo Stivale messaggi pericolosi.
Si è arrivati, insomma, ad un punto di reale confusione tra appartenenza calcistica ed estrazione geografica e sociale, con risvolti che vanno ormai oltre il mero aspetto sportivo. Così facendo, si giunge a gettare fango e discredito sul “diverso”, il che è inaccettabile: i “soliti” Napoletani, come se la vita fosse solo una grande arena, uno stadio civile nel quale inneggiare cori e motteggi contro l’odiato nemico, specie de viene dal Sud, etichettandolo, indiscriminatamente, nel peggiore e nel più offensivo dei modi.
Il calcio è potente strumento politico sociale. Numerosi cori, ben peggiori, si odono ogni domenica contro tutto e tutti e spesso le autorità non prendono i dovuti provvedimenti. Di questo passo, le masse si aizzano e si autoalimentano, in una caduta vertiginosa senza soluzione di continuità verso i piani più bassi e gli angoli più bui di quello che è (o dovrebbe essere) lo sport più bello del mondo.
Il calcio, quello vero, è ben altra cosa.
 

RIPRODUZIONE RISERVATA

http://www.calcionapoli24.it/?action=read&idnotizia=20154

Foto vergognosa.

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